martedì, Marzo 24

Referendum giustizia, affluenza al 14,8% alle ore 12 — denunciate irregolarità

La prima polemica della giornata arriva dall’Umbria. La deputata M5S Emma Pavanelli denuncia “gravi irregolarità ai seggi umbri”, dove i rappresentanti di lista di Fratelli d’Italia starebbero esponendo distintivi con chiara indicazione di voto per il Sì. Una condotta che, se confermata, configurerebbe propaganda elettorale nei seggi — vietata per legge entro i 200 metri dalle sedi di voto. Il M5S ha dichiarato di aver informato le prefetture umbre chiedendo la rimozione immediata dei distintivi.

Gasparri contro la maratona di Roma: “Rimuovete i blocchi, ostacolano il voto”

Un’altra polemica, di natura logistica, arriva da Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Forza Italia, che attacca i blocchi alla circolazione imposti a Roma per la maratona cittadina: “Chiedo alle autorità preposte di rimuovere con immediatezza i blocchi alla circolazione nella città di Roma per non ostacolare il regolare svolgimento delle operazioni di voto, che sono prevalenti, per valori democratici e costituzionali, su ogni altro tipo di evento.” Gasparri sottolinea che i blocchi starebbero creando disagi non solo agli elettori ma anche agli scrutatori e ai rappresentanti di lista.

Chi ha già votato: Schlein a Testaccio, Fontana a Verona poi a Pontida per i funerali di Bossi

Tra i volti politici che hanno già esercitato il diritto di voto nella mattinata, la segretaria del PD Elly Schlein si è recata nella sezione 1217 di via Galvani, nel quartiere romano di Testaccio. Il ministro Adolfo Urso ha votato poco dopo l’apertura dei seggi nel quartiere Prati a Roma. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha votato a Verona e si è poi diretto a Pontida per partecipare alle esequie di Umberto Bossi, presso l’abbazia di San Giacomo Maggiore.

Intanto il segretario di Più Europa Riccardo Magi rilancia una proposta di sistema: eliminare o rivedere al ribasso il quorum anche sui referendum abrogativi, sull’onda del dibattito aperto da questa consultazione. E tiene banco ancora il caso del post di Matteo Salvini che ieri ha rotto il silenzio elettorale pubblicando su X la parola “Sì” a grandi lettere gialle su sfondo blu — una violazione riconosciuta da più parti ma ancora senza conseguenze formali.

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