La flessione di Fratelli d’Italia allo 0,4% è contenuta in termini assoluti, ma merita attenzione per il momento in cui arriva. Il partito di via della Scrofa ha vissuto una stagione di crescita quasi ininterrotta dall’arrivo al governo di Meloni. Un primo segnale di assestamento, in una fase in cui il governo è chiamato a decisioni difficili su fronti multipli — dalla guerra in Iran al referendum sulla giustizia, dalla crisi energetica all’immigrazione — è fisiologico, ma va monitorato. Il distacco dagli avversari resta comunque enorme: quasi otto punti sul secondo partito.
PD al 21,8% e M5S al 12%: l’opposizione torna a respirare
Il Partito Democratico sale al 21,8% guadagnando 0,2 punti. La strategia di Elly Schlein — centrata su diritti, giustizia sociale e posizione critica sulla guerra — sembra riuscire ad attrarre una parte di elettorato in cerca di un’alternativa definita. Il Movimento 5 Stelle cresce più degli altri con un +0,3% che lo porta al 12%: Giuseppe Conte punta con decisione sul pacifismo e sulla difesa dei sussidi sociali, intercettando il malcontento di chi si sente poco rappresentato dalle ricette economiche del governo.
Forza Italia cede, Lega cresce e pareggia con Verdi-Sinistra
Tra gli alleati di governo, Forza Italia perde 0,2 punti e scende all’8,6%, faticando a mantenere il ritmo dei mesi precedenti in un centrodestra dominato da FdI. La Lega di Matteo Salvini va invece in controtendenza, guadagnando 0,2 punti e portandosi al 6,8% — stesso risultato dell’alleanza Verdi e Sinistra, che cede 0,1 punti e si attesta anch’essa al 6,8%. Un pareggio simbolico tra due forze politicamente agli antipodi, che fotografa la frammentazione di un elettorato che cerca identità molto marcate.
Vannacci scivola al 3,4%, Calenda a un soffio: la guerra dei piccoli
La parte più movimentata del sondaggio è quella in fondo alla classifica. Futuro Nazionale di Roberto Vannacci perde 0,2 punti e scivola al 3,4%, avvicinando pericolosamente Azione di Carlo Calenda, stabile al 3,3%. Un margine di un solo decimale, in un’area dove la competizione è serratissima. Più staccata Italia Viva al 2,4%, seguita da +Europa all’1,5% e da Noi Moderati che chiude con l’1%. Dati che confermano quanto sia difficile per le formazioni centriste e liberali sopravvivere in un sistema che tende sempre più verso una struttura bipolare.













