domenica, Marzo 15

Scontro Salvini-Tajani sul petrolio russo: “Allentiamo le sanzioni come gli Usa”, risponde Forza Italia

La posizione di Salvini è chiara e diretta: gli Stati Uniti hanno allentato le sanzioni sul petrolio russo, una mossa che ha avuto l’effetto immediato di immettere sul mercato oltre 100 milioni di barili e di contenere — almeno parzialmente — la corsa dei prezzi innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran. “Gli Usa hanno fatto una scelta pragmatica e io ritengo che l’Italia e l’Europa debbano prendere in considerazione la stessa scelta pragmatica”, ha detto il leader della Lega, sottolineando che la sua posizione “non si tratta di essere pro o anti Putin” ma di non essere “sciocchi”.

Salvini ha poi allargato il ragionamento, citando altri ambiti in cui secondo lui l’Occidente sta pagando un prezzo inutile: il no agli atleti paralimpici russi alle Paralimpiadi e agli artisti russi alla Biennale di Venezia. La sua, ha precisato, è una posizione “non in scia a Putin” ma “agli Stati Uniti d’America alla guida della NATO”. Un tentativo di smarcarsi dall’accusa di filo-putinismo che puntualmente gli viene rivolta ogni volta che apre alla Russia, presentando la sua linea come allineamento a Trump piuttosto che a Mosca.

Tajani chiude la porta: “Sulle sanzioni non si retrocede”

La risposta di Antonio Tajani è arrivata rapida e netta. Il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia ha ribadito quella che definisce la linea ufficiale del governo: la pressione economica sulla Russia va “assolutamente mantenuta”. “Lui dice la sua e io rispetto tutte le opinioni”, ha tagliato corto Tajani riferendosi a Salvini — ma senza lasciare spazio ad ambiguità sulla sostanza.

Tajani ha ricordato che l’Italia “è stata tra i Paesi promotori” delle sanzioni contro Putin, adottate con l’obiettivo preciso di spingere Mosca verso un cessate il fuoco in Ucraina. Allentarle ora — nel mezzo di una guerra ancora in corso — significherebbe secondo Forza Italia minare la credibilità dell’intero sistema di pressione occidentale costruito in tre anni. Quanto al confronto interno alla coalizione sulla questione, lo stesso Salvini ha ammesso che non c’è stato. “La politica estera la fanno Palazzo Chigi e la Farnesina”, ricordano ai piani alti dell’esecutivo: e su questo fronte la linea è quella di Meloni e Tajani, non quella del leader leghista.

Schlein: “Allentare le sanzioni è un errore drammatico — gli italiani pagheranno il conto”

Le opposizioni hanno colto l’occasione per attaccare su entrambi i fronti. Il dem Piero De Luca ha definito il governo “allo sbando”, con ciascuno che “si muove per conto suo”. Da Italia Viva il vicepresidente Davide Faraone ha puntato il dito sulla premier, accusandola di scegliere il silenzio “per poter rivendicare ogni posizione e smentirne contemporaneamente ogni conseguenza”. Più diretto il giudizio di Osvaldo Napoli di Azione: Salvini si conferma “una spalla per Putin” e “un problema insolubile per Meloni”.

La segretaria del PD Elly Schlein, in un’intervista al Corriere della Sera, ha definito la scelta americana di sbloccare il petrolio russo “un errore drammatico”: Putin se ne avvantaggerà per continuare a finanziare la guerra in Ucraina, mentre “quelli che invece la pagano più cara sono gli italiani”. Schlein ha citato uno studio del Financial Times secondo cui l’Italia è il Paese europeo più esposto alle conseguenze economiche del rincaro energetico — un dato che, secondo la leader dem, rende ancora più incomprensibile la proposta di Salvini. A sinistra, la posizione più compatta resta quella del M5S: Giuseppe Conte ha confermato il no “granitico” agli acquisti dalla Russia finché durerà il conflitto, nonostante un’apertura più “pragmatica” arrivata da Chiara Appendino.

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