La premier lavora a un incontro con il presidente americano

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Nessun rischio per il governo, mentre la premier si muove sul fronte internazionale per rafforzare il ruolo dell’Italia con Washington e Bruxelles
Il governo Meloni non cadrà sulla politica estera. Questo è il messaggio che arriva forte e chiaro da Fratelli d’Italia, nonostante le divisioni che emergono nella maggioranza di centrodestra, come dimostrato dal voto al Parlamento europeo sul piano di riarmo Ue da 800 miliardi di euro voluto da Ursula von der Leyen.
Dai vertici di FdI fanno sapere che si tratta di “posizioni divergenti note da tempo, che non minano la tenuta dell’esecutivo”.
Salvini prepara il congresso, Meloni guarda a Trump
Mentre Matteo Salvini si prepara a essere riconfermato leader della Lega al congresso del 5 e 6 aprile a Firenze – blindato anche dal sostegno di Viktor Orban e Marine Le Pen – Giorgia Meloni guarda oltre i confini europei.
Il suo obiettivo è rafforzare l’asse tra Italia e Stati Uniti, con un focus particolare su Donald Trump, il vero punto di riferimento della destra globale.
Il viaggio da Trump che Palazzo Chigi sta preparando
A Palazzo Chigi si lavora a un viaggio della premier Meloni da Trump, che potrebbe rappresentare la svolta nei rapporti tra Usa e Ue.
L’incontro è visto come una carta strategica per consolidare la leadership italiana a Bruxelles e nel dialogo transatlantico, soprattutto dopo le minacce di dazi al 200% sui vini europei (una misura che penalizzerebbe in primis l’Italia e la Francia).
Grazie al lavoro di Carlo Fidanza, uomo di fiducia di Meloni negli Stati Uniti, la premier sa di avere un canale privilegiato con il tycoon. L’intenzione è chiara: giocare fino in fondo la partita per diventare il ponte politico tra Washington e Bruxelles, mentre si attende un segnale per aprire una trattativa di pace in Ucraina.
Le divisioni interne non spaventano Meloni
Le divergenze tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini sulla politica estera sono evidenti. Il leader della Lega mantiene una linea pacifista e di attacco costante a Ursula von der Leyen, mentre Meloni si muove su un fronte più diplomatico, puntando a scardinare l’asse Parigi-Berlino e frenare l’attivismo di Emmanuel Macron.
Ma chi ha parlato con la premier assicura che “non ci sono problemi di tenuta” e che Salvini è libero di giocare il suo ruolo super-trumpiano senza mettere a rischio l’esecutivo.
Tajani rappresenta la linea europea, Meloni guarda agli Usa
Se Antonio Tajani – ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia – resta ancorato al PPE e al progetto dell’esercito comune europeo, Meloni si muove su un piano parallelo. Non rompe con l’Europa, ma costruisce un dialogo preferenziale con Trump, consapevole che la sua figura è ben vista anche a Washington.
Sul tavolo anche la partita Starlink di Musk
Tra le carte che Meloni tiene pronte da giocare con Trump c’è anche la questione dei satelliti Starlink di Elon Musk. La decisione sull’utilizzo strategico del sistema di comunicazione non verrà presa prima di maggio o giugno: una tempistica che, secondo indiscrezioni, è stata scelta proprio per avere un ulteriore elemento di trattativa con la futura amministrazione americana.