Come si trasmette l’epatite A e perché i mitili sono il veicolo principale
Il focolaio campano è quasi certamente correlato ai fenomeni meteorologici estremi dei mesi scorsi: le forti e prolungate piogge invernali avrebbero causato esondazioni e contaminazioni fecali in alcune aree marine, portando alla positività del virus in diversi lotti di mitili. L’epatite A si trasmette principalmente per via oro-fecale: il virus entra nell’organismo attraverso la bocca a causa di contatti con materiale contaminato da feci di persone infette. È un virus molto resistente, capace di sopravvivere a lungo nell’ambiente e sulle superfici.
La buona notizia è che esiste un metodo efficace e semplice per eliminarlo: la cottura degli alimenti a oltre 100°C per almeno un minuto uccide il virus. Il lavaggio frequente delle mani è l’altra misura fondamentale di prevenzione. Il messaggio delle autorità sanitarie è chiaro: il problema non è mangiare pesce o frequentare i ristoranti, ma consumare frutti di mare crudi provenienti da acque contaminate.
L’allarme economico: pescherie a rischio crollo del 60%
A lanciare l’allarme economico è Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania. I numeri che cita sono allarmanti: “C’è un calo per le pescherie compreso tra il 40 e il 60% in base alla grandezza delle attività commerciali, mentre per i ristoranti siamo a un calo del 10-30%.”
La causa non è solo l’ordinanza del sindaco — che vieta solo i crudi, non il pesce cotto — ma la psicosi da contagio che si è diffusa tra i consumatori, spingendo molti a evitare qualsiasi prodotto ittico indipendentemente dalla modalità di preparazione. Un comportamento comprensibile sul piano emotivo, ma che secondo Schiavo rischia di fare più danni del necessario: “Il momento è difficile, ma è necessario che si comprenda che i frutti di mare cotti possono essere consumati e che i ristoratori sono attenti. Si deve informare correttamente le persone che non ci sono problemi ad andare al ristorante.”
Il presidente di Confesercenti lancia poi un appello che va oltre la logica sanitaria: “I consumatori devono poter comprendere che con le giuste precauzioni si può fare la vita di prima, magari mangiando cibi cotti anziché crudi. L’epatite A si prende anche con le mani sporche, serve prevenzione e non spaventare i consumatori. Se si ferma l’economia, il sistema va in crisi e c’è il rischio di avere disoccupati per strada e malati in ospedale.” Una doppia emergenza, sanitaria ed economica, che Napoli sta cercando di gestire senza che l’una aggravi l’altra oltre il necessario.


















