sabato, Giugno 27

Salvini viola il silenzio elettorale alla vigilia del referendum: cosa succede ora

Alla vigilia del voto sul referendum sulla giustizia — con i seggi che apriranno domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo — il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, ha pubblicato su X un post che viola il silenzio elettorale. Il messaggio è essenziale nella forma ma inequivocabile nel contenuto: una sola parola, “Sì.”, accompagnata da una card grafica che mostra la parola scritta in grandi lettere maiuscole di colore giallo su sfondo blu, sottolineata con una linea spessa gialla.

Il post è arrivato nella giornata di sabato 21 marzo 2026 — esattamente il giorno in cui la legge italiana vieta qualsiasi forma di propaganda e campagna elettorale, in preparazione al voto del giorno successivo. Il silenzio elettorale è previsto per garantire agli elettori un periodo di riflessione libero da pressioni e messaggi politici. Il post di Salvini configura una violazione esplicita di questa norma.

La reazione degli utenti non si è fatta attendere — e in modo significativo, è arrivata direttamente nei commenti al post stesso.

Le reazioni: “La campagna referendaria è chiusa — c’è il silenzio elettorale”

Diversi utenti hanno segnalato direttamente sotto il post di Salvini che “la campagna referendaria è chiusa” e che “ci dovrebbe essere il silenzio elettorale”. Una critica trasversale, che non proviene solo dall’opposizione ma da chiunque abbia riconosciuto il problema procedurale. Il post è rimasto online.

Non è la prima volta che esponenti politici italiani si muovono in modo disinvolto nei confronti delle norme sul silenzio elettorale nell’era dei social. La questione è annosa: la legge che regola il silenzio elettorale risale a decenni fa e non contempla esplicitamente i social network, creando una zona grigia che alcuni politici sfruttano consapevolmente. Ma il caso Salvini, per la chiarezza del messaggio e la carica istituzionale di chi lo ha pubblicato, si distingue dagli episodi più ambigui.

Il contesto: un referendum diviso e una campagna ad altissima temperatura

Il gesto si inserisce nella campagna referendaria più accesa degli ultimi anni. Il referendum sulla riforma della giustizia — che prevede la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, il sorteggio dei componenti dei nuovi CSM e l’istituzione di una Alta Corte disciplinare — ha diviso l’Italia in modo netto. Da una parte il centrodestra compatto per il Sì, con Meloni in prima linea fino alla vigilia del voto; dall’altra un fronte del No che schiera politici, magistrati, intellettuali e numerosi volti del mondo dello spettacolo.

I sondaggi mostravano un quadro molto incerto, con la partecipazione come variabile decisiva visto che il referendum non prevede quorum. In questo contesto, ogni azione comunicativa nelle ultime ore prima del voto ha un peso politico amplificato. E quella di Salvini — con il suo post in violazione del silenzio elettorale — è già diventata uno degli episodi più commentati della giornata.

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