Liuyang non è una città qualunque nel panorama industriale cinese. È considerata la capitale mondiale dei fuochi d’artificio: la regione produce una quota enorme della produzione globale di questo settore, con decine di fabbriche che impiegano migliaia di lavoratori. È anche una città che conosce bene il rischio: gli incidenti in questo tipo di impianti non sono rari, proprio per la natura altamente infiammabile e instabile dei materiali trattati.
La presenza di polvere nera — uno degli esplosivi più antichi e pericolosi ancora in uso industriale — rende le fabbriche di fuochi d’artificio ambienti ad altissimo rischio, dove un singolo errore o una singola negligenza possono innescare reazioni a catena difficilissime da contenere.
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La sicurezza industriale sotto accusa
L’esplosione di Liuyang riapre il dibattito — mai davvero chiuso in Cina — sulla sicurezza nei siti produttivi ad alto rischio. Negli ultimi anni il governo ha moltiplicato le ispezioni e inasprito le pene per i responsabili di violazioni, ma gli incidenti continuano a verificarsi con una frequenza che denuncia fragilità strutturali difficili da eliminare in tempi brevi. L’intervento diretto di Xi Jinping è un segnale che questa volta le conseguenze — giudiziarie e politiche — per i responsabili potrebbero essere più severe del solito.