Ha lasciato gli arresti domiciliari per raggiungere il carcere di Viterbo e incontrare il fidanzato detenuto. Al termine del colloquio, però, è stata arrestata. La vicenda riguarda Nefertari Mancini, 32 anni, figlia di Antonio Mancini, noto come “Accattone”, e di Fabiola Moretti, entrambi indicati come storici esponenti della Banda della Magliana.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, la donna sarebbe arrivata al penitenziario a bordo di un’auto condotta da un altro 32enne, successivamente denunciato per procurata evasione.
Leggi anche:Tragedia alla rotatoria, papà e figlia 14enne morti in modo atroce. È successo in un istante
Leggi anche:Schianto frontale all’imbocco della galleria: morte tra le lamiere. Soccorsi sul posto
Leggi anche:Ritrovato il corpo di Stefania Halip, la 24enne scomparsa a San Francesco al Campo
Evade dai domiciliari e arriva al carcere di Viterbo

I fatti si sono verificati nella mattinata del 23 agosto. L’auto è giunta nel piazzale esterno del carcere di Viterbo, la casa circondariale Mammagialla: Mancini è scesa per entrare nella struttura, mentre l’uomo che era alla guida è rimasto nel parcheggio ad attenderla. La donna era diretta a un colloquio con il compagno, Nicandro Izzo, recluso nel penitenziario.
Per superare i controlli e accedere alla sala colloqui, la 32enne ha esibito una carta d’identità intestata a un’altra persona, che a un attento esame è risultata abilmente contraffatta. Il documento le ha permesso di entrare e vedere il fidanzato, ma i sospetti degli agenti si sono accesi subito dopo, notando un’anomalia tra i tratti somatici della donna e i dati anagrafici riportati sul documento.
L’arresto all’uscita dal colloquio
All’uscita dalla sala colloqui, Nefertari Mancini ha trovato ad attenderla gli agenti del Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria e i carabinieri della Compagnia di Tuscania. In un primo momento la donna avrebbe continuato a fornire le false generalità dichiarate all’ingresso, salvo poi ammettere la propria reale identità di fronte agli ulteriori controlli.
È scattato quindi l’arresto in flagranza di reato per evasione dai domiciliari, sostituzione di persona e fabbricazione e uso di documento di identificazione falso valido per l’espatrio. Su disposizione della Procura di Viterbo, guidata dal procuratore Mario Palazzi, la 32enne è stata trasferita nel carcere di Civitavecchia in attesa dell’udienza di convalida.
Guai anche per l’accompagnatore
I controlli si sono estesi anche all’uomo che aveva accompagnato Mancini in auto, un 32enne romano apparso in evidente stato di agitazione durante le verifiche nel parcheggio. La perquisizione del veicolo ha portato al ritrovamento di modiche quantità di hashish e cocaina, oltre a un dispositivo elettronico utilizzato per individuare l’eventuale presenza di microspie o microtelecamere.
Dagli accertamenti sulla banca dati è emerso inoltre che l’uomo non aveva mai conseguito la patente di guida, avendo già accumulato diverse sanzioni per la stessa violazione negli ultimi due anni. Per lui è scattata la denuncia a piede libero per procurata evasione e guida senza patente in regime di reiterazione, mentre l’auto è stata sottoposta a sequestro.
Il legame con la Banda della Magliana
Il nome di Nefertari evoca inevitabilmente una delle pagine più buie della cronaca nera romana. Suo padre, Antonio “Accattone” Mancini, e sua madre, Fabiola Moretti, sono entrambi storiche figure legate alla Banda della Magliana, l’organizzazione criminale attiva a Roma tra gli anni Settanta e Ottanta.