Vale la pena ricordare i fatti alla base della vicenda. Dal 2021 la coppia viveva con tre figli piccoli in un casolare isolato a Palmoli, in Abruzzo, senza acqua corrente, elettricità, riscaldamento né servizi igienici. I bambini non frequentavano la scuola, non avevano assistenza pediatrica né vaccinazioni e non parlavano italiano. Nel settembre 2024 la famiglia si era intossicata con funghi raccolti dal padre ed era stata soccorsa casualmente da un vicino. In ospedale i genitori avevano rifiutato alcune cure per i figli — episodio che aveva fatto scattare le segnalazioni alle autorità.
Dopo diversi percorsi di supporto proposti e rifiutati — tra cui soluzioni abitative gratuite e inserimento scolastico — nel 2025 il tribunale ha sospeso la responsabilità genitoriale e collocato i bambini in una casa famiglia insieme alla madre. Il comportamento della madre nella struttura è stato poi giudicato conflittuale dagli operatori, portando alla decisione di separare madre e figli. Uno dei bambini aveva una bronchite non curata al momento dell’ingresso nella struttura.
Il fronte politico compatto, i magistrati sotto scorta
Il centrodestra si muove compatto: oltre a Salvini, il sottosegretario Alfredo Mantovano ha sottolineato che “l’interesse superiore dei minori è che stiano il più possibile con i genitori”, mentre il vicepremier Antonio Tajani ha definito “inaccettabile la scelta di separare la famiglia”. La presidente del tribunale minorile Cecilia Angrisano ha ricevuto nel frattempo un rafforzamento della vigilanza dopo una nuova ondata di minacce sui social. In sua difesa è intervenuto Claudio Cottatellucci, presidente dell’Associazione italiana magistrati per i minorenni, che ha condannato la “violenza verbale inaccettabile” e ricordato che “i bambini non sono dello Stato e non sono dei genitori: sono soggetti autonomi, titolari di diritti.”
Il padre dei bambini, nel frattempo, ha chiesto ai sostenitori di abbassare i toni e di non organizzare proteste davanti alla casa famiglia. I suoi legali stanno preparando un ricorso alla Corte d’Appello per la sospensione dell’ordinanza di allontanamento.











