Quattro mesi nella struttura di Vasto

Da circa quattro mesi Catherine vive con i tre figli – tra cui due gemelli – in una casa famiglia messa a disposizione dall’amministrazione di Vasto, in provincia di Chieti. Il padre, Nathan Trevallion, è invece separato da loro in attesa delle decisioni del tribunale per i minorenni.
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La coppia ha spiegato le proprie scelte di vita, tra cui l’assenza di scarico tradizionale e l’uso del compostaggio per risparmiare acqua. “Non abbiamo fatto nulla per danneggiare i nostri figli”, ha ribadito la madre, sostenendo di sentirsi vittima di pregiudizi.
“Abbiamo accettato insegnante e vaccini”
Birmingham ha ricordato di aver accettato diverse mediazioni richieste dagli assistenti sociali: “Abbiamo accettato l’insegnante, i vaccini, la casa…”. Tuttavia, resta ferma su un punto: non intende mandare i figli a scuola in modo tradizionale.
“Diamo loro più opportunità di quante ne avrebbero con un’educazione formale”, ha dichiarato, sottolineando la volontà di proseguire con un percorso alternativo.
L’ipotesi di lasciare l’Italia
La madre ha escluso un ritorno in Australia, suo Paese d’origine, spiegando che non intendono abbandonare il cavallo della famiglia. Ma allo stesso tempo ha affermato che i figli “non sopporteranno ancora una volta quel che è accaduto in Italia”, lasciando intendere che il futuro potrebbe essere in un altro Paese europeo.
Non sono mancate critiche al governo australiano, accusato di non aver sostenuto adeguatamente la famiglia durante la vicenda.
Test psicologici e tensioni con i servizi sociali
Nel frattempo, la coppia dovrà sottoporsi ai test psicologici disposti dal tribunale dei minorenni. La perizia dovrà definire il profilo psicologico e valutare la capacità genitoriale dei due.
I rapporti con i funzionari locali restano tesi: i coniugi hanno presentato un esposto chiedendo la revoca dell’assistente sociale incaricata, ritenuta non imparziale.
Il caso continua a dividere l’opinione pubblica tra chi difende la libertà educativa dei genitori e chi sottolinea la necessità di tutelare il diritto dei minori a un percorso scolastico strutturato.