giovedì, Giugno 25

Camillo Ruini, l’ultima intervista politica: l’elogio a Meloni e il giudizio su Pier Silvio

Con la morte di Camillo Ruini, avvenuta martedì 16 giugno 2026 all’età di 95 anni, tornano d’attualità alcune delle sue ultime riflessioni pubbliche sulla politica italiana. Tra queste spicca l’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, in cui il presidente emerito della Cei aveva offerto una lettura netta dello scenario nazionale, con un esplicito apprezzamento per Giorgia Meloni e una valutazione più cauta su altri protagonisti della scena pubblica. Parole che oggi assumono il valore di un lascito, restituendo il profilo di una figura che non aveva mai rinunciato a esprimere apertamente le proprie convinzioni.

L’elogio a Giorgia Meloni e a Mantovano

Leggi anche:Vannacci a cena con Alemanno: “Lavorerà con noi”. Poi il messaggio a Meloni e le parole sul caso Turetta

Leggi anche:Sondaggio dopo lo scontro con Trump: i dati su Meloni e Trump

Leggi anche:Gianni Alemanno esce dal carcere: “Rebibbia è una vergogna”. L’annuncio su Vannacci

Nel corso dell’intervista, Camillo Ruini aveva speso parole di stima nei confronti della premier: “Abbiamo Giorgia Meloni che è davvero molto brava e che ha saputo circondarsi di collaboratori di riconosciuto valore”. Il cardinale aveva citato in particolare il sottosegretario a Palazzo Chigi Alfredo Mantovano, definito un “giurista cattolico di indubbio spessore” e una “figura di garanzia”, ricordandone anche l’impegno alla guida della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre.

La lettura dello scenario politico italiano

Ruini aveva poi descritto un quadro di stabilità per il Paese: “Ora in Italia c’è una certa stabilità, con un partito come Fratelli d’Italia che può contare all’incirca sul volume di consensi che aveva Forza Italia nel periodo più favorevole”. Secondo il cardinale, gli schieramenti tra destra e sinistra sarebbero rimasti sostanzialmente invariati, in linea con quanto avviene nel resto d’Europa.

Particolarmente significativo, nelle sue parole, il riferimento alle radici cristiane: il fatto che la premier le richiamasse nella propria azione di governo costituiva, a suo giudizio, “un fattore estremamente positivo per l’Italia e per il cattolicesimo politico”. Venute meno la Democrazia Cristiana e l’unità politica dei cattolici, aveva osservato, ci si può impegnare in qualunque partito testimoniando la propria identità cristiana. E aveva concluso il ragionamento con un’immagine: “L’albero si riconosce dai frutti”.

Il giudizio su Pier Silvio Berlusconi

Continua a leggere per scoprire maggiori dettagli.