Un finale tutt’altro che ovattato. La due giorni fondativa di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, si sarebbe conclusa a Roma con momenti di forte tensione: urla, spintoni e, secondo i racconti, anche qualche sberla. Una resa dei conti consumatasi lontano dagli occhi dei cronisti, ben diversa dall’immagine compatta offerta dal palco.
Il motivo dello scontro

Leggi anche:Sondaggio Noto, gli elettori M5S aprono al PD. FdI frena su Vannacci
Leggi anche:Patentino antifascista, Cacciari attacca: “Delirio e follia”. La rivolta degli intellettuali
Leggi anche:Sondaggio SWG per il TgLa7, l’effetto Vannacci scuote gli equilibri del centrodestra
All’origine del trambusto ci sarebbe una comunicazione precisa: non verranno nominati i coordinatori regionali. A questo si sarebbe aggiunta l’esclusione, dall’assemblea nazionale, di alcuni personaggi che ritenevano ormai certo il proprio posto nel “parlamentino” del partito.
Un testimone oculare ha minimizzato l’accaduto, descrivendolo con ironia come una “sana ordalia” e una normale dialettica interna, evocando lo spirito del vecchio Msi. C’è però anche chi, platealmente, avrebbe strappato la tessera in segno di protesta.
I nodi delle nomine
Da oltre 36 ore, nei vari gruppi territoriali del movimento, non si parlerebbe d’altro che del confronto acceso andato in scena nella serata conclusiva. Tra i più agitati ci sarebbe stato il consigliere regionale ed ex Lega Stefano Valdegamberi, che si sarebbe visto soppiantare da un conterraneo, anch’egli proveniente dal Carroccio, il deputato Gianangelo Bof.
Per provare a ricucire, il coordinatore del partito Massimiliano Simoni avrebbe annunciato un allargamento dell’assemblea nazionale, che passerebbe da 100 a 120 membri. Una mossa pensata per allentare la pressione e accontentare un numero maggiore di aspiranti dirigenti.
Vannacci alla larga dalle beghe
Quanto a Roberto Vannacci, il generale in congedo avrebbe delegato ad altri queste questioni più organizzative, allontanandosi prontamente anche domenica. Beghe interne che, almeno per ora, non sembra intenzionato a gestire in prima persona.
Del resto, dal suo punto di vista, il quadro appare favorevole: il partito viaggia con il vento in poppa, mentre in tanti, provenienti da altre forze, cercano di salire a bordo. Una dinamica che coincide con le crescenti difficoltà della Lega, da cui proviene una parte significativa dei nuovi aderenti.