Il caso Garlasco non finisce mai di aggiungere nomi, volti e storie. Nell’ultima fase dell’inchiesta che vede Andrea Sempio come unico indagato, la Procura di Pavia ha convocato come persone informate sui fatti anche Marco Poggi — fratello di Chiara — e le gemelle Cappa, Paola e Stefania. Due donne che nel 2007 avevano 23 anni, erano le cugine della vittima e finirono subito al centro dell’attenzione mediatica. Poi, gradualmente, scomparvero dai radar. Adesso tornano.
Chi sono le gemelle Cappa

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Paola e Stefania Cappa, note come “Gemelle K”, sono figlie di Mariarosa Poggi, sorella del padre di Chiara, Giuseppe Poggi. All’epoca dell’omicidio — il 13 agosto 2007 — vivevano nello stesso contesto della famiglia Poggi e avevano 23 anni. Fin dai primissimi giorni dopo il delitto il loro nome iniziò a circolare sui media, pur senza che fossero mai indagate. Sono sempre state considerate persone informate sui fatti, nulla di più sul piano giudiziario.
Il rapporto con Chiara: “Ci vedevamo quasi tutti i giorni”
I rapporti tra le gemelle e Chiara Poggi non erano sempre stati stretti — tra i due rami familiari esisteva una certa distanza. Ma nei mesi immediatamente precedenti al delitto qualcosa era cambiato. Stefania, in particolare, aveva riallacciato un contatto più diretto con la cugina. Nelle dichiarazioni rese agli inquirenti aveva affermato: “Premetto che io e mia cugina avevamo un ottimo rapporto. Nell’ultimo mese addirittura ci vedevamo quasi tutti i giorni”. Una ricostruzione che nel tempo è stata oggetto di attenzione, anche perché altri elementi emersi nelle indagini hanno restituito un quadro più sfumato dei rapporti tra le due famiglie.
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Il fotomontaggio e l’esposizione mediatica
Uno degli episodi che rese note le gemelle fu la divulgazione di un fotomontaggio che le ritraeva insieme a Chiara Poggi. L’immagine — che non corrispondeva a uno scatto reale — venne collocata davanti alla casa della vittima, tra i fiori e i messaggi lasciati in suo ricordo. Accanto alla fotografia c’era una dedica: “Ciao Chiara, sei il nostro cuore”. Il gesto suscitò reazioni contrastanti e fu ampiamente ripreso dai media. Le gemelle si difesero: “Solo infamie, fango. Ci hanno frainteso”.
Gli elementi emersi nel tempo: testimonianze e intercettazioni
Nel corso degli anni il nome di Stefania Cappa è tornato più volte nelle ricostruzioni giudiziarie. Un operaio, Marco Muschitta, dichiarò inizialmente di aver visto una ragazza in bicicletta allontanarsi dalla zona del delitto con un oggetto metallico in mano, indicando il nome di Stefania. La testimonianza fu poi ritrattata e non considerata attendibile. Un cosiddetto “supertestimone” riferì anni dopo di aver visto una donna gettare un oggetto simile a un attizzatoio in un corso d’acqua. Anche queste dichiarazioni non portarono a sviluppi concreti.
Stefania ha sempre sostenuto di trovarsi a casa la mattina del 13 agosto 2007, fornendo una ricostruzione dettagliata: “Dalle ore 7 alle 9.20 ho studiato diritto penale… dalle 9.30 alle 10.15 sono stata al telefono con una mia amica… ho ripreso a studiare fino alle 11.30”.
Tra gli elementi più discussi c’è anche un’intercettazione ambientale registrata pochi giorni dopo il delitto in una caserma, durante un incontro tra Stefania e Alberto Stasi. Nel dialogo, lei dice: “Non mi lasciano stare”. Stasi risponde: “Neanche a me… mi hanno detto di tutto”. In un altro passaggio Stefania chiede: “Com’era Chiara?”. Stasi: “Era a pancia in giù sulle scale… ho visto solo un attimo e sono scappato”. Frasi che sono state lette sotto luci diverse nel corso del tempo.
Il progressivo ritiro dalla scena pubblica
Dopo la fase iniziale di forte esposizione mediatica, Paola e Stefania Cappa hanno scelto un profilo sempre più riservato. Da anni non rilasciano interviste e non partecipano a trasmissioni televisive. Una discontinuità netta rispetto ai primi mesi dopo il delitto, quando erano tra le figure più visibili del contesto familiare della vittima.
Cosa fanno oggi: avvocato e food blogger
Le due sorelle hanno intrapreso percorsi professionali molto diversi. Stefania Cappa è avvocato. Si è laureata in giurisprudenza all’Università di Pavia, ha conseguito un master in diritto penale societario a Milano ed è abilitata alla professione forense dal 2012 nel Foro di Milano, specializzata in diritto penale societario e diritto sportivo. Ha ricoperto incarichi come giudice sportivo per federazioni nazionali ed è presidente fondatrice di AINER, associazione dedicata ai neonati con reflusso. È sposata dal 2017 con Emanuele Arioldi, legato alla famiglia Rizzoli, e ha due figli.
Paola Cappa ha seguito invece un percorso completamente diverso: lavora nel settore della comunicazione gastronomica come food blogger, fotografa e food writer, descrivendo se stessa come “deliziosamente ossessionata dal buon cibo naturale”.
Adesso entrambe tornano nel caso. Non come indagate — ma come testimoni di una storia che, quasi vent’anni dopo, non ha ancora finito di fare domande.