“La signora Daniela, come tante altre ‘comparse’ di questa vicenda, è stata travolta da fake news e maldicenze”, ha dichiarato il legale. Secondo Cataliotti, si tratta di una situazione non tollerabile, soprattutto in un momento delicato in cui la donna, una volta dimessa, avrà bisogno della dovuta tranquillità. L’avvocato ha sottolineato come la donna sia attualmente seguita in un percorso di cure e assistenza.
“Coinvolte tante persone, non solo nel processo”
Il legale ha allargato il discorso, evidenziando come il tracollo psicofisico avrebbe potuto colpire chiunque tra le molte persone trascinate nel dibattito pubblico, pur senza alcun ruolo processuale. “Le persone coinvolte a torto in questo dibattito, e non nel processo, sono tante”, ha osservato, lanciando un appello: “Dobbiamo veicolare messaggi sani, perché poi dal mondo dei social vengono amplificati”. Un richiamo alla responsabilità di chi alimenta, anche involontariamente, dinamiche di odio collettivo.
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Il caso di Marco Poggi, fratello di Chiara
Tra gli esempi citati, Cataliotti ha richiamato la vicenda di Marco Poggi, fratello della vittima Chiara. Secondo il legale, anche lui sarebbe stato travolto dalle reazioni dell’opinione pubblica: avrebbe scelto di cambiare città e, dopo essersi finalmente esposto con un’intervista alla trasmissione Quarto Grado, dopo anni di silenzio, sarebbe stato bersaglio di reazioni scomposte da parte di una fetta minoritaria ma molto rumorosa del pubblico. “È bastato che si mostrasse in video per indurre reazioni davvero scomposte”, ha spiegato.
La lettera alla madre di Stasi
L’avvocato è poi tornato su una lettera scritta in passato dalla madre di Sempio alla madre di Alberto Stasi, nella quale sosteneva l’innocenza del figlio accusando l’altra famiglia di averle rovinato la vita. Cataliotti ha tenuto a contestualizzarla: “Era dieci anni fa. Se l’avessi saputo prima, non avrei mai consentito di spedirla”. Pur definendola inopportuna e non giustificabile, l’ha ricondotta al gesto di una persona esasperata, comprensibile alla luce della pressione subita. “Il fiume d’odio che si è scatenato”, ha concluso, sarebbe stato sproporzionato rispetto a quell’episodio.
Cosa cambia adesso
È bene ribadire che, rispetto a tutte le persone coinvolte nell’inchiesta, vale pienamente la presunzione di innocenza. Le parole dell’avvocato Cataliotti riportano al centro una riflessione più ampia sull’impatto delle notizie false e della violenza verbale online sulle persone, soprattutto su chi si trova al margine di una vicenda giudiziaria senza esserne parte processuale. Un tema, quello del rapporto tra informazione, social e dignità delle persone, destinato a restare attuale ben oltre il caso Garlasco.