Come ha evidenziato il quotidiano Il Dubbio, la frase chiave è «secondo lui» — un inciso che molte testate hanno omesso, trasformando un racconto condizionale in una confessione. La differenza tra un alibi non riscontrato e un alibi falso, sul piano giudiziario, è sostanziale. Gli stessi carabinieri, nelle annotazioni depositate, scrivono che è «impossibile riscontrare con certezza» chi abbia materialmente ritirato quel tagliando.
La madre: «Gli ho detto io di tenere lo scontrino»
Più diretta appare invece la frase attribuita a Daniela Ferrari, intercettata in una circostanza separata: «È colpa mia, gli ho detto io di tenere lo scontrino… gli ho rovinato la vita all’Andrea». Una frase che gli inquirenti leggono come un elemento significativo, ma che la difesa potrebbe interpretare diversamente — ad esempio come l’espressione di un senso di colpa materno per aver incoraggiato il figlio a conservare un documento rivelatosi controproducente.
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Il ruolo della madre si intreccia con quello di Antonio Bugada, il pompiere indicato come presunto amante di Daniela Ferrari all’epoca dei fatti. Tra i messaggi scambiati tra i due ci sarebbero riferimenti espliciti allo scontrino, con indicazioni che il tagliando non sarebbe di Andrea. La donna, quando i carabinieri le hanno rivelato il nome di Bugada durante un interrogatorio, avrebbe accusato un malore.
Sempio esita sull’alibi: «I carabinieri lo trovano suggestivo»
C’è un altro episodio che i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano hanno inserito nelle carte dell’inchiesta. Il 17 marzo 2025, sei giorni dopo che la notizia della nuova indagine era diventata pubblica, Sempio viene intercettato in auto mentre risponde alle domande di una cronista. Alla domanda «il tuo alibi sarebbe invece?» — captata dalle microspie — Sempio «esita, non risponde, resta in silenzio». È la giornalista a dovergli suggerire: «di essere stato con tuo papà». Solo allora Sempio risponde, a scatti: «Ah ok… il mio unico alibi è che io ero… in quel momento ero… ero a casa… ero a casa con mio padre… e poi semplicemente a un certo punto sono uscito…». Per i carabinieri il passaggio è «sicuramente suggestivo» proprio perché la cronista non ottiene «una risposta secca» ma deve essere lei a fornire la risposta.
Cosa cambia adesso
Le intercettazioni sui genitori di Sempio sono agli atti dell’inchiesta della Procura di Pavia, che deve ancora decidere se chiedere il rinvio a giudizio. La difesa di Sempio — guidata dall’avvocata Angela Taccia e dal collega Liborio Cataliotti — ha finora mantenuto la linea del silenzio strategico, aspettando il deposito del fascicolo prima di commentare i singoli elementi. Nei 20 giorni successivi al deposito, la difesa potrà chiedere di far parlare Sempio con dichiarazioni spontanee. Nel frattempo l’alibi dello scontrino — che nel 2008 permise a Sempio di uscire di scena per quasi un decennio — resta il punto più fragile della sua posizione, e quello su cui si concentra la maggiore attenzione mediatica e investigativa.