mercoledì, Giugno 24

Garlasco, spunta una nuova impronta accanto alla traccia 33

Il delitto di Garlasco continua a riscriversi pezzo dopo pezzo. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, le nuove indagini della Procura di Pavia stanno facendo emergere elementi che potrebbero modificare profondamente la ricostruzione storica del caso.

Tra i dettagli che stanno attirando maggiormente l’attenzione degli investigatori ci sarebbe una presunta “manata umida” individuata vicino alla celebre traccia 33, il segno sul muro delle scale dove venne ritrovato il corpo della giovane. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, alcuni specialisti riascoltati dagli inquirenti avrebbero rivalutato quella macchia, ipotizzando che possa trattarsi di una traccia lasciata da una mano sporca di sangue successivamente lavata o comunque umida.

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Un dettaglio che, se confermato, potrebbe suggerire dinamiche differenti rispetto a quelle ricostruite nei processi che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi.

La traccia 33 e il nome di Andrea Sempio

La Procura di Pavia continua a concentrare parte delle attenzioni investigative su Andrea Sempio, oggi nuovamente indagato nell’ambito dell’inchiesta riaperta sul delitto.

Gli investigatori starebbero cercando di capire se proprio quella traccia sul muro possa essere collegata alla presenza di una seconda persona sulla scena del crimine. La cosiddetta traccia 33 è già da tempo uno degli elementi più discussi del fascicolo. Adesso, però, la presenza di quella presunta impronta “umida” accanto al segno principale rischia di aprire nuovi interrogativi.

Per gli inquirenti non si tratterebbe più soltanto di una semplice macchia indistinta, ma di un possibile gesto compiuto subito dopo il delitto.

Lo scontrino del parcheggio e l’intercettazione del padre

Ma non è l’unico elemento che starebbe vacillando nelle nuove indagini. Anche l’alibi storico di Andrea Sempio, basato sul famoso scontrino del parcheggio di Vigevano, sarebbe tornato al centro degli approfondimenti investigativi. Secondo quanto riportato nelle ricostruzioni più recenti, una intercettazione ambientale avrebbe registrato una conversazione tra i genitori dell’indagato.

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Nell’audio, il padre di Sempio avrebbe detto alla moglie: “Lo scontrino l’hai fatto tu”. E la donna avrebbe risposto: “Gli ho detto io di tenere lo scontrino. Ho rovinato la vita all’Andrea”.

Frasi pesantissime, che però dovranno essere contestualizzate e interpretate dagli investigatori. Perché il significato di quelle parole, da solo, non basta automaticamente a demolire un alibi.

Ma il fatto che gli inquirenti abbiano deciso di rivalutare anche questo elemento dimostra quanto il quadro investigativo si stia muovendo.

I soliloqui in auto e i riferimenti ai video intimi

Nelle nuove carte dell’inchiesta avrebbero inoltre assunto peso i lunghi soliloqui registrati dagli investigatori mentre Sempio si trovava da solo in auto.

In alcuni passaggi, secondo le ricostruzioni trapelate, l’uomo farebbe riferimento ai video intimi tra Chiara Poggi e Alberto Stasi, ammettendo di averli visti.

In un altro passaggio, commentando il caso durante un podcast, avrebbe pronunciato una frase destinata a far discutere: “Quando sono andato io, il sangue c’era”.

Per l’accusa questi elementi potrebbero rappresentare frammenti significativi. La difesa, invece, sostiene che quelle parole siano state estrapolate dal contesto e interpretate in modo fuorviante.

Ed è proprio questo il punto centrale del nuovo fronte investigativo: capire se si tratti di frasi spontanee realmente collegate al delitto oppure di semplici riflessioni confuse, influenzate dall’enorme esposizione mediatica del caso.

La psicologa: “Parlare da soli non significa essere colpevoli”

Nelle ultime ore è intervenuta anche Anna Maria Giannini, direttrice del Dipartimento di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma, commentando all’Adnkronos il tema dei soliloqui registrati dagli investigatori.

L’esperta ha spiegato che parlare da soli non rappresenta automaticamente un comportamento patologico o sospetto.

“Il soliloquio non è una patologia”, ha chiarito, spiegando che molte persone utilizzano la voce interiore per scaricare ansia, organizzare pensieri o affrontare situazioni di forte stress.

La psicologa ha inoltre invitato alla prudenza nell’interpretazione delle intercettazioni, sottolineando che spesso vengono diffusi soltanto riassunti e non gli audio completi.

Secondo Giannini, il contenuto delle frasi dovrebbe essere sempre contestualizzato prima di trarre conclusioni definitive.

La famiglia Poggi rompe il silenzio

Nel frattempo la famiglia Poggi ha diffuso un comunicato molto duro, prendendo le distanze dall’ipotesi di un coinvolgimento di Andrea Sempio.

I familiari di Chiara hanno parlato di attività investigative che sarebbero state “gravemente condizionate” da contesti poco trasparenti e da collegamenti impropri con alcuni ambienti giornalistici.

Parole che mostrano tutta la tensione attorno a un caso che, dopo quasi due decenni, continua a dividere opinione pubblica, investigatori e protagonisti processuali.

Un caso che continua a cambiare volto

Il delitto di Garlasco sembra oggi molto diverso rispetto a quello raccontato nei processi degli anni scorsi.

Nuove impronte, intercettazioni, vecchi alibi rivalutati, analisi comportamentali e testimonianze stanno costruendo uno scenario investigativo completamente nuovo.

Ma è fondamentale ricordare che l’inchiesta è ancora in corso e che nessuno di questi elementi rappresenta, da solo, una prova definitiva.

La sensazione, però, è che gli investigatori siano convinti di avere tra le mani qualcosa che merita di essere approfondito fino in fondo.

E adesso la domanda è una sola: il caso Garlasco sta davvero per cambiare ancora una volta?

Continua a leggere per scoprire maggiori dettagli.