L’Organizzazione mondiale della sanità avrebbe identificato il possibile “paziente zero” del focolaio di hantavirus che ha colpito la nave da crociera MV Hondius. Si tratta di Leo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni morto durante il viaggio dopo aver sviluppato febbre, problemi respiratori e un rapido peggioramento clinico.
Secondo la ricostruzione delle autorità sanitarie argentine e internazionali, l’uomo avrebbe contratto il virus durante un’escursione di birdwatching nella zona di Ushuaia, in Terra del Fuoco, poco prima dell’imbarco del 1° aprile.
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La pista investigativa porta a una discarica a cielo aperto frequentata da appassionati di avvistamento uccelli, dove sarebbero presenti roditori selvatici considerati possibili portatori del ceppo andino dell’hantavirus.

Cosa sappiamo finora
- Il paziente zero identificato è l’ornitologo olandese Leo Schilperoord.
- L’uomo viaggiava da quattro mesi tra Argentina, Cile e Uruguay con la moglie.
- Il 1° aprile la coppia si è imbarcata sulla nave MV Hondius.
- I primi sintomi sono comparsi il 6 aprile durante la crociera.
- L’uomo è morto l’11 aprile dopo gravi difficoltà respiratorie.
- La moglie è deceduta successivamente in Sudafrica.
- Le autorità stanno monitorando contatti e passeggeri in più Paesi.
Perché la pista di Ushuaia è così importante
Il dettaglio che sta attirando l’attenzione degli epidemiologi è il luogo visitato dalla coppia olandese pochi giorni prima della partenza. Gli investigatori sanitari ritengono che il contagio possa essere avvenuto vicino a una gigantesca discarica all’ingresso di Ushuaia, zona frequentata da uccelli necrofagi e roditori selvatici.
Secondo le autorità argentine, proprio lì potrebbero essere presenti i ratti dalla coda lunga, considerati tra i principali serbatoi naturali del ceppo Andes dell’hantavirus.
Ma non tutti concordano con questa ricostruzione. La provincia della Terra del Fuoco sta contestando apertamente l’ipotesi, sostenendo che la zona non sia classificata come area endemica e accusando il governo federale di aver puntato troppo rapidamente il dito contro Ushuaia.
Lo scontro tra autorità locali ed epidemiologi
Dietro il caso sanitario sta emergendo anche uno scontro politico ed economico. Ushuaia vive soprattutto di turismo internazionale e crociere verso l’Antartide. L’idea che il focolaio possa essere nato proprio lì rischia di colpire duramente il settore turistico della regione.
Per questo le autorità locali insistono su un altro elemento: la coppia olandese aveva trascorso mesi anche in altre aree della Patagonia considerate endemiche per il ceppo andino dell’hantavirus.
Alcuni epidemiologi indipendenti ritengono infatti più probabile che il contagio sia avvenuto nelle zone boschive della Patagonia centrale, dove negli ultimi anni sono già stati registrati casi mortali.
Cos’è l’hantavirus Andes e perché preoccupa gli esperti
L’hantavirus è un gruppo di virus trasmessi principalmente dai roditori attraverso urine, saliva e feci contaminate. Nella maggior parte dei casi il contagio avviene inalando particelle presenti nell’aria.
Il ceppo Andes, coinvolto nel focolaio della MV Hondius, è considerato particolarmente delicato perché è uno dei rarissimi hantavirus capaci di trasmettersi anche da persona a persona in presenza di contatti stretti e prolungati.
Secondo gli esperti italiani, però, il rischio di una diffusione ampia resta basso. Giovanni Rezza, professore di Igiene e Sanità pubblica dell’Università San Raffaele di Milano, ha spiegato che la trasmissibilità umana dell’Andes virus è limitata e richiede condizioni molto specifiche.
Cosa cambia adesso
L’identificazione del possibile paziente zero cambia soprattutto il lavoro delle autorità sanitarie internazionali. Adesso l’obiettivo è ricostruire nel dettaglio tutti gli spostamenti della coppia olandese nelle settimane precedenti all’imbarco.
Questo significa:
- controlli epidemiologici nelle aree visitate in Argentina e Cile;
- cattura e analisi dei roditori nelle zone sospette;
- monitoraggio dei passeggeri della MV Hondius;
- tracciamento dei contatti avvenuti durante voli internazionali;
- quarantene precauzionali in Europa.
In Italia, intanto, è già stata attivata la sorveglianza sanitaria per alcune persone entrate in contatto con uno dei casi sospetti durante un volo internazionale.
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Quanto dura l’incubazione del virus
Uno degli aspetti che rende complicato il monitoraggio riguarda il periodo di incubazione. Secondo il Ministero della Salute e gli esperti europei, il virus Andes può manifestarsi anche dopo diverse settimane dall’esposizione.
L’incubazione può variare da pochi giorni fino a 42 giorni. È proprio questo il motivo per cui le autorità stanno adottando quarantene precauzionali molto lunghe per i contatti considerati a rischio.
I sintomi da non sottovalutare
I sintomi iniziali possono sembrare quelli di una normale influenza:
- febbre;
- mal di testa;
- dolori muscolari;
- nausea;
- disturbi gastrointestinali.
Nelle forme più gravi possono però comparire rapidamente difficoltà respiratorie severe e insufficienza cardiopolmonare.