Una svolta attesa, ma non per questo meno significativa. Nel giallo che tiene con il fiato sospeso il piccolo paese di Pietracatella, in provincia di Campobasso, arriva una notizia che potrebbe cambiare in modo decisivo la direzione delle indagini: Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte avvelenate nei giorni a ridosso di Natale, è risultato negativo alla ricina. Nel suo sangue non sono state trovate tracce del potente veleno che ha ucciso sua moglie Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita.
La conferma che nessuno si aspettava così presto

La notizia è stata confermata ieri da fonti qualificate, in attesa che venga depositata ufficialmente la relazione del Centro antiveleni di Pavia — il documento che conterrà tutti i dettagli e i risultati definitivi degli esami tossicologici. Quella relazione sarà determinante non solo per confermare la negatività di Gianni Di Vita, ma anche per stabilire con precisione le quantità di ricina rilevate nel sangue delle due vittime, un dato che potrebbe svelare molto sulla modalità e sui tempi della somministrazione del veleno.
La cosa che rende il risultato ancora più rilevante è il contesto: Gianni Di Vita aveva lamentato sintomi simili a quelli della moglie e della figlia, ed era stato ricoverato allo Spallanzani di Roma proprio come misura precauzionale. La sua negatività alla ricina esclude che anche lui sia stato avvelenato. Ma apre una domanda scomoda: perché lui è sopravvissuto e le due donne no?
Chi era Gianni Di Vita e cos’è successo a Natale
Gianni Di Vita non è un personaggio qualunque a Pietracatella. L’uomo aveva ricoperto in passato la carica di sindaco del paese, una figura pubblica conosciuta e rispettata nella piccola comunità molisana. È qui che, nei giorni a ridosso delle feste di Natale, la moglie Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita si sono sentite male con sintomi che inizialmente erano stati attribuiti a una sospetta intossicazione alimentare.
Il ricovero a Campobasso, le condizioni che peggioravano, e poi la morte di entrambe. Solo successivamente gli esami tossicologici hanno rivelato la presenza della ricina — uno dei veleni più letali al mondo, ricavato dai semi di ricino, per cui non esiste antidoto. A quel punto quello che sembrava un tragico incidente domestico è diventato un duplice omicidio. E Pietracatella si è ritrovata al centro di un giallo che non ha ancora una risposta.
Le indagini: 35 interrogati e piste ben precise
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