domenica, Aprile 19

Giallo di Pietracatella: il padre è negativo alla ricina — il cerchio si stringe su altri sospettati

La Squadra Mobile di Campobasso, guidata da Marco Graziano, non si è fermata. Gli interrogatori delle persone sentite come testimoni sono proseguiti anche nelle ultime ore: almeno altri cinque soggetti ascoltati oggi, che si aggiungono ai trenta già sentiti la settimana scorsa. Un lavoro capillare, condotto con metodo, che sta progressivamente restringendo il campo dei sospettati.

Secondo le fonti investigative, gli inquirenti starebbero ora seguendo piste ben precise, con sospetti che si concentrano su alcune persone in particolare. Gianni Di Vita stesso sarà nuovamente convocato per essere ascoltato come testimone — non come indagato, almeno per ora — ma la sua posizione resta sotto osservazione.

I prossimi passaggi chiave: autopsie e vetrini istologici

Due sono le mosse decisive attese nelle prossime settimane. La prima è la consegna della relazione del Centro antiveleni di Pavia, che fornirà il quadro tossicologico completo. La seconda è l’esito delle autopsie sui corpi di Antonella e Sara, eseguite il 31 dicembre scorso all’ospedale Cardarelli di Campobasso dalla medico legale Pia Benedetta De Luca.

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La professionista consegnerà il suo elaborato entro fine aprile, ma ha già convocato per il 29 aprile al Policlinico di Bari legali e consulenti di tutte le parti — compresi i medici indagati e le parti offese — per l’esame dei vetrini istologici relativi alle autopsie. Si tratta di accertamenti tecnici non ripetibili, il che significa che devono essere eseguiti alla presenza di tutti i soggetti coinvolti per garantire il contraddittorio. Un passaggio formale ma cruciale, che potrebbe portare nuovi elementi decisivi sulla causa e le modalità della morte delle due donne.

Un paese che aspetta risposte

Pietracatella è un piccolo comune del Molise, poche centinaia di abitanti, dove tutti si conoscono e dove un caso come questo pesa in modo diverso rispetto a una grande città. La morte di Antonella e Sara ha lasciato una ferita aperta in una comunità che ancora non riesce a darsi una spiegazione. Chi avrebbe avuto un motivo per avvelenare una madre e una figlia? E perché con la ricina, un veleno che non si trova al supermercato e che richiede una preparazione specifica?

Le risposte, per ora, non ci sono ancora. Ma il cerchio si stringe. E nelle prossime settimane, con le relazioni di Pavia e Bari sul tavolo degli inquirenti, il caso potrebbe finalmente svoltare in modo definitivo.

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