venerdì, Marzo 20

Meloni firma il piano a sei per riaprire Hormuz con UK, Francia, Germania, Olanda e Giappone

La risposta più sorprendente è arrivata dalla Casa Bianca. Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva sollecitato un maggiore coinvolgimento degli alleati nel dossier iraniano, ha reagito in modo gelido alla firma del documento: “Ora la Nato si sta comportando in modo molto più conciliante perché ha capito il mio atteggiamento, ma per quanto mi riguarda è troppo tardi.” Parole pronunciate ricevendo a Washington la premier giapponese Sanae Takaichi, una dei leader firmatari del documento. Un segnale che il rapporto tra Washington e gli alleati europei sulla gestione della crisi iraniana è tutt’altro che armonioso.

Crosetto e Tajani frenano: “Nessuna missione di guerra senza ONU”

Sul fronte interno, la firma di Meloni ha acceso lo scontro politico. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi Sinistra hanno attaccato duramente: “Un piano militare con Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Giappone e Olanda per garantire la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz. Così Giorgia Meloni sta portando l’Italia in guerra.”

Dal governo la risposta è arrivata netta. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha smentito qualsiasi ipotesi di intervento militare unilaterale: “Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa. Riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale.” Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aggiunto: in caso di una missione ONU “per garantire l’attraversabilità dello Stretto di Hormuz, noi faremo la nostra parte.”

Al Consiglio europeo anche Ucraina, migranti ed energia

Il vertice di Bruxelles ha affrontato anche altri dossier urgenti. Sul fronte ucraino, venticinque Paesi su ventisette hanno approvato le conclusioni, inclusi il prestito da 90 miliardi e il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Ungheria e Slovacchia si sono sfilate, con Orban e Fico che hanno negato il loro assenso finché Kiev non renderà operativo l’oleodotto Druzhba. In collegamento, Zelensky ha rilanciato: “La Russia deve vedere che l’Ucraina sarà in Europa e che questo processo non può essere fermato.”

Sul fronte migratorio, Meloni insieme alla premier danese Mette Frederiksen ha riunito diversi Stati membri per discutere di rimpatri e Paesi sicuri, avvertendo che “non possiamo rischiare che si ripetano i flussi di profughi e migranti verso l’Ue che abbiamo visto nel 2015-2016”. Infine, a margine del vertice, Meloni ha incontrato il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro belga Bart De Wever per affrontare le conseguenze energetiche del conflitto in Medio Oriente e le possibili misure per contenere la spinta dei prezzi.

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