martedì, Marzo 10

Guerra in Iran, Putin fiuta l’occasione: telefona Trump per un’ora, il grande gioco di Mosca

La seconda mossa è altrettanto eloquente. Mentre Trump definiva Mojtaba Khamenei un “peso piuma” e il Wall Street Journal riportava che il presidente americano sarebbe disposto ad appoggiarne l’eliminazione, Putin ha fatto l’esatto contrario: ha inviato un messaggio ufficiale di congratulazioni al nuovo leader iraniano. “Da parte mia, vorrei confermare il nostro sostegno saldo a Teheran e la nostra solidarietà con i nostri amici iraniani”, ha scritto lo zar. “Sono sicuro che continuerà l’opera di suo padre con onore e unirà il popolo iraniano di fronte a dure prove.”

Un messaggio che vale su più livelli. È un segnale a Teheran che Mosca non l’abbandona. È un segnale a Washington che la Russia non intende collaborare all’isolamento del nuovo regime. Ed è un segnale all’Europa che il mondo si sta ridisegnando attorno a nuovi assi, indipendentemente dalle preferenze occidentali.

L’offerta di gas all’Europa: “Solo se cooperazione di lungo termine”

La terza mossa è quella con le implicazioni più dirette per l’Italia e per il continente. Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a fornire gas e petrolio agli acquirenti europei — ma solo a una condizione precisa: che la cooperazione sia di lungo termine e “esente da pressioni politiche”. “Se le aziende e acquirenti europei decidono all’improvviso di riorientarsi a una cooperazione sostenibile di lungo periodo, si può partire”, ha affermato lo zar.

L’offerta arriva nel momento peggiore — o migliore, a seconda del punto di vista — per l’Europa. Con il petrolio a 119 dollari al barile, lo Stretto di Hormuz paralizzato, le compagnie aeree in crisi per il costo del carburante e i governi europei a caccia di riserve energetiche alternative, il gas russo torna a essere una tentazione concreta. Putin lo sa, e ha scelto il momento con cura chirurgica.

Il disegno complessivo: Mosca vuole tornare al centro del tavolo

Messe insieme, le tre mosse di Putin disegnano un obiettivo preciso: tornare al centro della diplomazia globale dopo mesi di marginalizzazione legata alla guerra in Ucraina. La guerra in Iran gli ha riconsegnato tre leve che sembravano perse — la leva energetica sull’Europa, la leva diplomatica con Washington e la leva strategica con Teheran. Usarle tutte e tre contemporaneamente, senza sparare un colpo, è esattamente il tipo di partita che Mosca preferisce giocare.

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