Ospite a Otto e mezzo su La7, Marco Travaglio ha contestato radicalmente questa impostazione. Secondo il direttore de Il Fatto Quotidiano, la distinzione tra terrorismo “buono” e “cattivo” sarebbe una costruzione retorica funzionale a giustificare interventi militari.
“Negli ultimi tre anni non ho visto niente di più terroristico del governo di Israele”, ha affermato, accusando Tel Aviv di aver attaccato più Paesi nella regione e di aver compiuto azioni che definisce illegali in Cisgiordania e a Gaza.
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Il confronto con Zappia e Mieli
L’ex ambasciatrice negli Stati Uniti Mariangela Zappia ha invece sostenuto che l’Iran sia considerato da molti un attore che sostiene il terrorismo internazionale e che la risposta israeliana si collochi nel quadro della legittima difesa dopo il 7 ottobre.
Travaglio ha respinto questa lettura, richiamando anche il passato delle guerre occidentali in Afghanistan, Iraq, Serbia e Libia, e parlando di doppio standard nelle reazioni internazionali.
Il nodo delle sanzioni
Nel confronto con il giornalista Paolo Mieli, Travaglio ha criticato la disparità di trattamento tra Russia e Israele: sanzioni e armi per Kiev, nessuna misura analoga contro Tel Aviv o Washington.
“O vale per tutti o non vale per nessuno”, ha concluso, denunciando un sistema di regole applicate in modo selettivo.