Il passaggio più atteso era quello sulle basi militari americane sul territorio italiano. Il Consiglio ha preso atto della risoluzione parlamentare già approvata, che autorizza l’uso delle infrastrutture militari concesse alle forze statunitensi “nel rispetto del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti” — che include attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico. Fin qui, nulla di nuovo rispetto a quanto già dichiarato da Meloni in Parlamento.
Il punto chiave è il secondo: “Eventuali richieste che dovessero eccedere il perimetro delle attività già disciplinate dagli accordi citati saranno sottoposte al Parlamento.” Una formula che chiude definitivamente la questione sul piano istituzionale: qualsiasi uso delle basi per operazioni offensive che vada oltre gli accordi esistenti non può essere deciso dal governo da solo, ma richiede un voto del Parlamento. Una garanzia democratica che il Consiglio Supremo di Difesa ha scelto di ribadire esplicitamente nel comunicato ufficiale.
Il rischio di guerra ibrida e terrorismo: l’avvertimento finale
Il comunicato si chiude con un avvertimento che guarda oltre il conflitto aperto: il Consiglio sottolinea come “l’estensione del conflitto ad opera dell’Iran rischi anche di aprire spazi a forme di guerra ibrida e a gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche.” Un segnale che la preoccupazione del Quirinale e del governo non riguarda solo il fronte militare diretto — basi, soldati, missili — ma anche le possibili ricadute sul territorio italiano in termini di sicurezza interna, con scenari che spaziano dalla cyberguerra agli attentati di matrice islamista.
La posizione dell’Italia è ora definita ai massimi livelli istituzionali: neutralità attiva, diplomazia come priorità, basi americane utilizzabili solo secondo le regole esistenti, e Parlamento come garante di ogni scelta che vada oltre. La guerra in Iran continua. L’Italia, per ora, la guarda da fuori.















