Giulio Tremonti, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Affari esteri della Camera, sceglie di non commentare i riverberi italiani del voto in Sassonia-Anhalt. Niente riferimenti alle esultanze di alcuni esponenti del centrodestra: «Cose piccole».
L’ex ministro dell’Economia dei governi Berlusconi, in un’intervista a Repubblica, preferisce concentrarsi sulle cause decennali che hanno portato all’exploit dell’AfD nel Land della Germania orientale.
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L’indiziata numero uno: la globalizzazione

Il primo fattore individuato è la globalizzazione, definita «processo giusto ma in tempi troppo brevi». A questo si aggiungono, strettamente collegati, «la crisi del modello europeo» e «l’inverno demografico».
Tremonti rivendica di aver anticipato il tema molto tempo fa: «Nel luglio 1989 ho scritto che la globalizzazione avrebbe svuotato i parlamenti».
«I vetri della serra sono stati rotti»
Il ragionamento prosegue con un’immagine efficace. Secondo l’ex ministro, una serie di fenomeni economici e geografici ha progressivamente ridotto il ruolo degli Stati.
«Bruxelles si è rifugiata in una serra di regole: intanto, da fuori, i vetri della serra sono stati rotti dai Paesi che non avevano i nostri vincoli», spiega. L’effetto più evidente, in Germania, si sarebbe visto con quello che definisce «il suicidio del settore auto».
Il paragone con la Repubblica di Weimar
Perché i richiami al passato non risultano più respingenti per una parte dell’elettorato? La risposta di Tremonti distingue tra partito e votanti: «L’AfD è un partito estremista, ma non ha un elettorato estremista».
Da qui il parallelo storico: «Alcune dinamiche mi ricordano la Repubblica di Weimar, che del resto dista appena due ore da Magdeburgo». Il meccanismo, secondo la sua lettura, è quello di «una società traumatizzata, alienata, stressata» che si rivolge per protesta a figure inconsuete.
La citazione di Kohl
Alla domanda se il cancelliere abbia sbagliato strategia, l’ex ministro risponde indirettamente, richiamando un ricordo personale: «Nel nostro ultimo colloquio, Helmut Kohl mi disse: quelli che verranno dopo di me distruggeranno l’Europa».
E aggiunge un giudizio sugli anni recenti: «Abbiamo visto tanti turisti della storia».
Il “cordone sanitario” resta l’unica opzione
Sul cosiddetto muro tagliafuoco che impedisce alleanze con l’estrema destra, Tremonti riconosce che «è nato in un altro tempo», ma lo considera «ancora l’unica opzione possibile».
La priorità, però, sarebbe un’altra: «Capire l’origine dei problemi e formulare proposte concorrenti». Da qui il monito rivolto anche al centrodestra italiano: «Non si possono inseguire gli estremismi, c’è lo spazio per una proposta politica alternativa».
La demografia e i corpi intermedi
Tra le proposte concrete, l’ex ministro parte dal nodo demografico: «La demografia è il nostro destino». Ai tempi di Bismarck, osserva, lo stato sociale funzionava dalla culla alla tomba; oggi entra in crisi «per poche culle e poche tombe».
La sua indicazione è quella di ridare forza ai corpi intermedi — chiese, associazioni, cooperative — e annuncia di aver depositato alla Camera un testo che prevede l’esenzione fiscale totale per i soggetti del terzo settore.
Cosa dovrebbe fare l’Europa
Sul fronte comunitario, Tremonti usa un esempio provocatorio, citando il divieto delle bustine monodose per lo zucchero: «Il primo passo è smettere di perdere tempo così».
La direzione indicata è quella del Manifesto di Ventotene: «Politica estera e di difesa comune. Il resto libero per i singoli Stati».
Uscita dall’euro e Russia: «Ipotesi fuori dalla storia»
Infine il giudizio sulle proposte del partito tedesco relative all’uscita dalla moneta unica e al riavvicinamento a Mosca: «Sono ipotesi fuori dalla storia».
Sull’euro, sostiene che «la moneta unica ci mette al riparo dalla crisi finanziaria in arrivo». Sulla Russia, la sua previsione è netta: il suo destino sarebbe quello di «diventare la Bielorussia della Cina: il satellite di un’altra potenza».