martedì, Settembre 8

Romano Prodi sul voto in Sassonia-Anhalt: «Un fatto di dimensioni colossali. L’Europa è in pericolo»

L’esito del voto tedesco che in Sassonia-Anhalt ha portato l’AfD intorno al 45% dei consensi è, secondo Romano Prodi, «un fatto di dimensioni colossali». In un’intervista a Repubblica Bologna, l’ex premier ed ex presidente della Commissione Europea non usa mezzi termini.

«Altre definizioni non mi sembrerebbero all’altezza della gravità della situazione», spiega, sottolineando come il secondo partito risulti staccato di venticinque punti. E aggiunge una domanda retorica: «Serve altro per allarmarsi?».

«Il fatto che non stupisca rende tutto più grave»

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Alla contestazione che l’esito fosse ampiamente previsto, Prodi risponde ribaltando la prospettiva: «Il fatto che l’esito del voto in effetti nemmeno stupisca, rende la questione ancora più grave».

Secondo la sua lettura, il risultato si inserisce in un movimento più ampio: «Il voto segue un movimento di autoritarismo che sta attraversando il mondo, da Trump a Putin, e che sta lentamente erodendo le democrazie europee».

Un’Europa più debole, osserva, «non dispiace né a est, né a ovest». E individua una causa nella paralisi decisionale: essendo incapace di decidere, l’Unione avrebbe perso attrattività agli occhi degli elettori.

Il nodo delle alleanze in Germania

Sul possibile appoggio del Bsw, il partito che potrebbe risultare determinante per la formazione di un governo, l’ex premier invita a non sottovalutare lo scenario.

Non esclude peraltro che un sostegno possa arrivare «da qualcuno in fuga dalla Cdu». E ne trae una considerazione più generale: «Gli estremismi sono pericolosi anche a sinistra, non soltanto a destra».

«Preferiscono un’Europa impotente»

Il giudizio più severo riguarda i governi nazionali: «L’Europa non reagisce perché i Paesi che ne fanno parte non hanno intenzione di reagire».

Il riferimento è al superamento del diritto di veto, che secondo Prodi tutti riconoscono necessario ma che nessuno ha mai davvero perseguito, «Italia in primis». La conclusione è netta: «Preferiscono un’Europa impotente».

La stoccata a Forza Italia

Nell’intervista trova spazio anche un riferimento diretto alla politica italiana: «Sinceramente sono rimasto stupito da Forza Italia», dichiara.

Pur riconoscendo che si tratta «in teoria di un partito davvero europeista», l’ex premier sostiene che stia vivendo «una contraddizione davvero drammatica al suo interno».

«Temo l’incidente»

Alla domanda su quale segnale possa arrivare a sancire la crisi europea, la risposta si affida a un parallelo storico. Prodi richiama l’attentato di Sarajevo del 1914 e conclude: «Oggi io temo questo, temo l’incidente».

Quanto alle possibilità di riscatto, indica una strada precisa: basterebbe che i quattro Paesi principali facessero fronte comune, considerando che il Pil europeo è di poco inferiore a quello americano. Ma, osserva, a parte la difesa dell’Ucraina e la reazione al Covid con il Pnrr, l’unità di intenti non è ancora stata ritrovata.

Le ricadute in Italia

Sull’eventuale effetto del voto tedesco nel nostro Paese, l’ex premier individua un parallelo con Roberto Vannacci, definito «un complemento del centrodestra», ricordando che in Italia la destra è già al governo.

Sul tema della remigrazione osserva che non se ne parla apertamente, ma che «si capisce che il tema non dispiace», pur ritenendo che non sarebbe praticabile.

Cosa chiede all’opposizione

Prodi si aspetta che l’opposizione «faccia il suo mestiere non limitandosi a contrastare il governo ma proponendo un’alternativa», e che ciò avvenga prima delle primarie.

Il punto di partenza indicato è concreto: fare in modo che «una comune famiglia monoreddito con dei figli possa campare», attraverso un rialzo dei salari e la capacità di affrontare i passaggi cruciali della vita, ovvero salute, casa e scuola.

Le condizioni sulle primarie

Sulle modalità di svolgimento della consultazione interna, l’ex premier pone due condizioni. La prima è che si svolgano su due turni, con il ballottaggio. La seconda che non si voti online.

«Questo Paese ha già subito troppe manipolazioni», afferma. «Chi va a votare non deve mostrare la tessera ma metterci la faccia».

Infine, sull’ipotesi di una candidatura esterna rispetto ai contendenti naturali: «Ci può stare anche la candidatura di un papa straniero, certo, perché no». A una condizione, però: «Occorre che chi ambisce a misurarsi alzi la mano».