Le autorità non hanno segnalato criticità e la situazione viene considerata sotto controllo.
Perché il Vesuvio continua a produrre terremoti
Molti cittadini si chiedono perché il Vesuvio continui a generare piccole scosse nonostante l’assenza di eruzioni da decenni. Gli esperti spiegano che questi fenomeni rientrano nella normale attività di un vulcano attivo ma attualmente in fase di quiescenza.
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Secondo gli studi condotti dall’Ingv, gran parte della sismicità vesuviana sarebbe legata a un lento processo di subsidenza, ovvero all’abbassamento progressivo del suolo. In pratica, alcune porzioni della struttura vulcanica tendono a collassare lentamente verso il basso generando piccoli terremoti.
Si tratta di un fenomeno molto diverso da quello osservato nei Campi Flegrei, dove invece il terreno continua a sollevarsi a causa del bradisismo.
Il Vesuvio e i Campi Flegrei non sono collegati
Uno degli aspetti più importanti sottolineati dagli esperti riguarda la totale separazione tra il sistema vulcanico del Vesuvio e quello dei Campi Flegrei.
Le scosse registrate sul Vesuvio non sono infatti considerate una conseguenza diretta dell’attività sismica che interessa l’area flegrea. I due vulcani seguono dinamiche geologiche differenti e vengono monitorati attraverso reti indipendenti di controllo.
Questo significa che i terremoti registrati sul Gran Cono non rappresentano un segnale collegato agli eventi che negli ultimi mesi hanno interessato la zona occidentale di Napoli.
Lo stato attuale del vulcano
Il Vesuvio rimane classificato in stato di allerta verde, il livello più basso previsto dai protocolli della Protezione Civile. L’ultima eruzione risale al 1944 e da allora il vulcano è entrato in una lunga fase di quiete.
Attualmente vengono monitorate costantemente l’attività fumarolica, le deformazioni del terreno e la sismicità dell’area. Gli esperti rilevano un abbassamento del suolo di circa sei millimetri all’anno, fenomeno ritenuto compatibile con l’attuale fase evolutiva del vulcano.
La scossa registrata oggi rientra quindi nel quadro della normale attività sismica dell’area vesuviana e non indica, allo stato attuale, particolari variazioni del livello di rischio.