sabato, Maggio 16

Italiani morti alle Maldive, gli amici dei sub: “Mare perfetto, abbiamo dato subito l’allarme”

“Non li abbiamo più visti riemergere. È stato allora che abbiamo capito che qualcosa non andava”.

È il racconto drammatico di chi si trovava a bordo del Duke of York, lo yacht dove si è consumata la tragedia che ha sconvolto le Maldive e l’Italia: la morte di cinque sub italiani durante un’immersione nelle grotte profonde dell’atollo di Vaavu.

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Mentre le indagini cercano di chiarire cosa sia successo a cinquanta metri di profondità, gli amici e i compagni di spedizione delle vittime rompono il silenzio e raccontano le ore terribili successive alla scomparsa del gruppo.

“Il mare era perfetto, nessun maltempo”

Chi era presente a bordo respinge con forza l’ipotesi che la tragedia sia stata causata dal cattivo tempo o da condizioni meteo proibitive.

“Il mare era perfetto. Nessuna perturbazione, nessuna allerta, visibilità ottima”, racconta Stefano Vanin, professore associato di Zoologia dell’Università di Genova presente sulla nave.

Secondo i testimoni, quella mattina il gruppo si era diviso.

Gli studenti e i ricercatori universitari stavano effettuando immersioni scientifiche in aree considerate più sicure e controllate, seguiti dalle guide.

I cinque sub morti, invece, avevano scelto un’immersione separata in una zona di grotte profonde vicino all’atollo di Vaavu.

“Erano tutti molto esperti. Sapevano perfettamente dove stavano andando”, raccontano alcuni passeggeri ancora sotto shock.

Il segnale che non è mai arrivato

L’immersione avrebbe dovuto durare meno di un’ora.

Ma verso mezzogiorno qualcosa ha iniziato a preoccupare l’equipaggio e gli altri sub presenti sulla barca.

Il primo segnale di allarme è stato l’assenza del classico pallone di segnalazione che i subacquei aprono una volta tornati in superficie.

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