Il quadro demografico aggrava tutto. Il tasso di dipendenza degli anziani — il rapporto tra la popolazione over 65 e quella attiva — è destinato a salire dal 38% attuale al 62% nei prossimi 15 anni. Meno lavoratori che pagano i contributi, più pensionati da pagare: la forbice si allarga inevitabilmente.
Il nodo politico: la promessa di flessibilità rimasta sulla carta
C’è anche un problema politico che si intreccia con quello finanziario. Il programma con cui Giorgia Meloni è arrivata a Palazzo Chigi nell’autunno del 2022 prevedeva esplicitamente flessibilità in uscita dal lavoro e accesso facilitato alla pensione per favorire il ricambio generazionale. Obiettivi rimasti sulla carta. Le quattro leggi di bilancio del governo Meloni hanno invece improntato il sistema alla sostenibilità, frenando le deroghe alla riforma Fornero — con risultati concreti: nel 2025 i flussi di pensionamento si sono ridotti del 3,2%, con un calo del 7,1% dei trattamenti anticipati.
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Un sistema più rigido ma più solido — almeno per il momento. La guerra in Iran, però, ha introdotto una variabile che nessun modello previdenziale aveva previsto. E il conto potrebbe essere molto più salato del previsto.