lunedì, Maggio 4

La lettera di dimissioni dal TG1 scritta nel 2010 che sembra scritta oggi

“Dov’è il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d’Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c’è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l’onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio?”

2010 o 2026? La domanda è lecita

Sostituiamo mentalmente alcune cifre. I giovani precari a 800 euro al mese del 2010 sono i giovani precari a 900 euro al mese del 2026. Le donne che aspettano mesi per una mammografia sono le stesse — anzi, le liste d’attesa sono cresciute. Gli asili nido con posti insufficienti esistono ancora, e il tasso di natalità italiano ha toccato minimi storici. I quarantenni che non riescono a mettere al mondo un figlio sono una generazione intera che ha smesso di farlo.

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L’Italia che Busi descriveva nel 2010 — quella reale, quella che fatica, quella che non arriva a fine mese — è ancora lì. Cambia qualche dettaglio, restano le strutture. E l’informazione pubblica? Ognuno è libero di rispondere da solo.

La chiusura: il rispetto per i telespettatori

La lettera si concludeva con un appello che aveva il tono di un testamento professionale: “Credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere”.

Maria Luisa Busi lasciò. Tentò una trasmissione su Rai 3, sospesa dopo un mese per scarsi ascolti. Scrisse un libro, Brutte Notizie, nel quale raccontò le influenze politiche sul giornalismo italiano. Poi, gradualmente, si allontanò dai riflettori. Come spesso accade a chi dice la verità nel momento sbagliato.

La lettera, però, è ancora lì. E vale più oggi di quanto non valesse allora.

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