La morte di Umberto Bossi aveva compattato la politica italiana in un raro momento di cordoglio bipartisan. Da Mattarella a Salvini, da Tajani a esponenti dell’opposizione, i messaggi di ricordo per il fondatore della Lega Nord avevano attraversato gli schieramenti con una unanimità insolita. Ma una voce ha scelto di smarcarsi dal coro — e lo ha fatto in modo netto, senza mezzi termini, nel primo giorno dopo la scomparsa del Senatùr.
È la voce di Laura Boldrini, ex presidente della Camera, ospite della trasmissione “L’aria che tira” condotta da David Parenzo su La7. Boldrini non si è trattenuta dal giudicare la figura politica di Bossi con parole durissime — parole che hanno immediatamente scatenato reazioni, polemiche e accuse di mancanza di rispetto verso un uomo appena scomparso.
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Le parole di Boldrini: “Violento, sessi*ta, razzista — ha odiato il Sud”
L’ex presidente della Camera ha esordito con una premessa: “Comunque è un personaggio che io non posso apprezzare. Se non per una cosa: che è sempre stato antifascista. Dichiaratamente antifascista, cosa che i signori e le signore del governo oggi non hanno il coraggio di affermare.” Un riconoscimento parziale, subito seguito da un attacco diretto: “Per il resto, Bossi ha sdoganato il peggior linguaggio: violento, sessista, razzista. Bossi è stata una persona che ha odiato il Sud del nostro Paese, un anti-meridionalista. Ha creato odio anche all’interno del nostro Paese.”
Boldrini ha poi allargato il giudizio alla sua eredità politica: “Una figura che ha dato il via a tutto quello che poi è arrivato. Nel senso però peggiore del termine.” Prima di concludere con quella che voleva essere una precisazione — ma che in molti hanno letto come un ossimoro: “Lo dico con rispetto verso la persona, ma sarei ipocrita a stare qui a esaltare questa figura politica.”
Le reazioni: “Nemmeno il giorno dopo la morte…”
Le parole di Boldrini hanno fatto immediatamente il giro dei social e dei media, scatenando una doppia ondata di reazioni. Da un lato chi condivide la valutazione critica del lascito politico di Bossi — il linguaggio aggressivo, le campagne contro il Sud, la retorica identitaria — e considera le parole di Boldrini un atto di onestà intellettuale in un momento in cui quasi tutti preferiscono tacere le ombre di un uomo appena scomparso.
Dall’altro chi ha giudicato il tempismo come inopportuno, se non irrispettoso: la critica politica, per quanto legittima nel merito, è arrivata nel primo giorno di cordoglio, quando la famiglia non aveva ancora avuto il tempo di elaborare il lutto. Un confine sottile quello tra la libertà di giudizio storico e il rispetto del momento — e Boldrini ha chiaramente scelto di non aspettare. Una scelta che dice qualcosa anche sulla profondità di un’antipatia politica che evidentemente non si cancella nemmeno con la morte.