giovedì, Giugno 11

Lega in fermento, Salvini sotto pressione: i colonnelli chiedono il ritorno al Viminale

La Lega vive una fase di tensione interna senza precedenti e il pressing su Matteo Salvini per il ritorno al Viminale è diventato il tema centrale dell’ultimo federale del Carroccio. La riunione dello stato maggiore si è prolungata oltre il previsto, costringendo il segretario a far slittare un vertice riservato di maggioranza convocato da Giorgia Meloni.

La premier ha atteso a lungo a palazzo Chigi insieme ad Antonio Tajani e Maurizio Lupi, mentre il vicepremier è arrivato soltanto nel primo pomeriggio, con il pranzo annullato e poco tempo per discutere dei dossier in agenda, dall’Ucraina alla legge elettorale.

Leggi anche:Conte passa al contrattacco: “Da oggi querelo chi mi calunnia sul Covid”

Leggi anche:Assessora regionale indagata in Puglia, l’inchiesta scuote Vieste: cosa contestano i pm

Leggi anche:Ponte sullo Stretto, tre indagati per corruzione: un magistrato della Corte dei Conti

Federale della Lega, un clima interno mai così teso

In pubblico Salvini ha provato a ridimensionare, ma il malumore dentro il partito è palpabile. Non pesano soltanto le insofferenze dei governatori del Nord, che con Luca Zaia chiedono da tempo un riassetto serio dell’organizzazione. Il federale si è trasformato in una valvola di sfogo collettiva, con critiche rivolte sia agli alleati di governo sia alla gestione interna del Carroccio.

Il governatore lombardo Attilio Fontana ha accusato i soci di coalizione di approvare provvedimenti penalizzanti per il Settentrione. La richiesta più insistente, però, riguarda gli incarichi di governo: per molti dei presenti Salvini dovrebbe rientrare subito al ministero dell’Interno. A sostenerlo apertamente è stato Giancarlo Giorgetti, con gran parte della platea pronta a condividere, Zaia incluso. Non un’ipotesi rinviata alla prossima legislatura, dunque, ma una sollecitazione immediata.

Salvini tra pressioni interne e tempi della legislatura

Il diretto interessato non ha assecondato le richieste dei suoi, senza però respingerle. Ha preferito ragionare sui tempi, ricordando che mancherebbero ancora diversi mesi nell’ipotesi di un voto fissato in primavera. Dal suo entourage filtra l’idea di un rilancio programmatico: concentrare le energie su pochi temi forti e insistere con decisione per recuperare consenso.

Su questa linea si è inserito Armando Siri, responsabile dei dipartimenti del partito e tra i più vicini al segretario, che ha lanciato una sfida diretta al ministro della Difesa Guido Crosetto sull’ipotesi di ridimensionare l’operazione Strade sicure. Per Siri occorrerebbe al contrario rafforzare la presenza dei militari sul territorio, schierandone migliaia nelle città. Un intervento letto da molti come una stoccata indiretta anche al titolare del Viminale, accompagnata dal richiamo a un diffuso senso di insicurezza percepito persino nelle aree centrali dei grandi centri urbani.

Il malcontento della Lega verso gli alleati di governo

Continua a leggere per scoprire maggiori dettagli.