Oltre alle frizioni interne, emerge una crescente irritazione per il modo in cui le proposte leghiste vengono accolte dalla coalizione. Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario regionale in Lombardia, ha lamentato che alcuni disegni di legge giacciono da anni senza nemmeno essere calendarizzati. Sulla stessa linea Edoardo Rixi, braccio destro di Salvini al ministero delle Infrastrutture, che ha chiesto più investimenti e una decisa sburocratizzazione, citando l’estensione della zona economica speciale all’intero territorio nazionale.
Nei capannelli successivi alla riunione, Rixi si è spinto oltre, lasciando intendere di preferire le dimissioni a un altro anno di immobilismo.
Leggi anche:Conte passa al contrattacco: “Da oggi querelo chi mi calunnia sul Covid”
Leggi anche:Assessora regionale indagata in Puglia, l’inchiesta scuote Vieste: cosa contestano i pm
Leggi anche:Ponte sullo Stretto, tre indagati per corruzione: un magistrato della Corte dei Conti
L’ombra di Vannacci sul futuro del Carroccio
Il quadro nella Lega si delinea a pochi mesi dalla scissione di Roberto Vannacci, che intanto guadagna terreno nei sondaggi mentre il partito di via Bellerio arranca e teme un sorpasso già nei mesi estivi. La sintesi degli interventi dei dirigenti è netta: cambiare il modo di stare al governo. Una pressione che stavolta potrebbe non restare senza conseguenze, anche se a palazzo Chigi Meloni continua a frenare su ogni ipotesi di rimpasto, almeno fino all’autunno.