La Lega torna ad affrontare il tema dell’islamizzazione, che secondo Matteo Salvini rappresenta una delle nuove sfide culturali e politiche del Paese. Dopo la recrudescenza del conflitto in Medioriente e la crescita del movimento pro-Palestina in Europa, il Carroccio ha annunciato una nuova offensiva legislativa che sarà presentata entro dicembre in Parlamento.
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Salvini: “Un piano per difendere sicurezza e identità”
Il vicepremier e leader della Lega ha dichiarato in un’intervista a Libero che la formazione sta lavorando a un pacchetto di norme contro l’islam radicale, con l’obiettivo di “tutelare la sicurezza nazionale e i valori occidentali”. Tra le misure annunciate figurano una stretta sui ricongiungimenti familiari e la creazione di un permesso di soggiorno a punti, che potrebbe essere revocato al termine del punteggio previsto, comportando l’espulsione automatica dello straniero.
La mozione dei territori: il caso Lissone
Come spesso accade nel partito, l’iniziativa è partita dai territori lombardi. A Lissone (Monza), la Lega locale ha fatto approvare una mozione che impegna la giunta comunale a vietare l’ingresso negli edifici pubblici a chiunque indossi capi che coprano il volto. L’ordinanza, promossa dall’europarlamentare Silvia Sardone e dal capogruppo regionale Alessandro Corbetta, rappresenta il primo passo concreto della nuova campagna.
«Da Monza – spiegano – parte una battaglia di civiltà. Lissone è il primo Comune ad approvare una mozione di questo tipo, seguendo la linea già ribadita dalla Regione Lombardia». Nei prossimi mesi, la Lega punta a estendere la mozione in tutti i Comuni italiani, in particolare dove “il fenomeno dell’islamizzazione è più presente”.
Il divieto del velo e la proposta di nuovi reati
La linea dura del Carroccio si concentra anche sul velo integrale e sulle regole di comportamento nei luoghi pubblici. Secondo Sardone, sotto scorta da anni per minacce ricevute da gruppi islamisti, la battaglia “non è solo una questione di sicurezza, ma anche di libertà delle donne”.
Tra le proposte, due passaggi chiave:
- Introduzione di un reato per chi costringe le donne a coprirsi il viso.
- Divieto di velo integrale nelle scuole, anche per le bambine in età prescolare.
«Non posso credere – dichiara Sardone – che bimbe di cinque o sette anni si coprano per scelta religiosa. È una costrizione, non una cultura». Racconta anche un episodio: «Un’insegnante mi ha detto che quando una bambina musulmana viene messa vicino a un compagno maschio, i genitori minacciano di ritirarla da scuola. È una sottomissione inaccettabile».
Le origini legislative e la linea nazionale
Una legge contro l’occultamento del volto esiste già in Italia, ma – ricordano i rappresentanti della Lega – le sentenze della Cassazione l’hanno indebolita nel tempo. Per questo, i deputati Igor Iezzi (Lega) e diversi esponenti di Fratelli d’Italia hanno depositato nuovi testi per irrigidire le regole. L’obiettivo del partito è reintrodurre sanzioni efficaci e uniformare le ordinanze locali a un quadro legislativo nazionale.
“Difendiamo la libertà delle donne e l’identità italiana”
«Fino a quando ci sarà la Lega – assicurano Sardone e Corbetta – difenderemo la libertà delle donne, la sicurezza dei cittadini e l’identità delle nostre comunità. Chi vive qui deve rispettare le nostre regole».
Il partito annuncia inoltre che la “battaglia culturale” proseguirà finché «le associazioni islamiche non firmeranno un concordato con lo Stato italiano», in modo da garantire “trasparenza, libertà e reciprocità nei rapporti religiosi”.
Il contesto politico
La mossa arriva in un momento di crescente tensione in Europa, dove le manifestazioni pro-Palestina hanno riaperto il dibattito sull’integrazione e sulla radicalizzazione islamica. La Lega, dopo un periodo di silenzio sui temi migratori, punta a riconquistare centralità nel dibattito identitario, facendo leva su sicurezza e sovranità culturale.
Resta ora da capire come il governo e gli alleati di maggioranza, in particolare Fratelli d’Italia, reagiranno alla proposta di un nuovo impianto normativo che promette di “cambiare tutto” sul fronte dei rapporti tra Stato e islam in Italia.

