È ripreso alla Camera l’esame della nuova legge elettorale, con l’Aula chiamata a pronunciarsi sulle ultime 60 proposte di modifica rimaste. Dopo il ritiro della quasi totalità degli emendamenti da parte delle opposizioni, il percorso parlamentare è entrato nella fase conclusiva. Ma la giornata ha regalato un nuovo scontro, stavolta interno al centrodestra.
La sfida di Vannacci alla premier

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A infiammare il dibattito è stato un video pubblicato sui social dal leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, che ha rivolto un appello diretto alla presidente del Consiglio: “Meloni venga in Aula, parli con i capigruppo del centrodestra, si scateni, tiri fuori gli attributi e faccia votare l’emendamento di Futuro Nazionale che propone le preferenze senza capolista bloccato”.
L’ex generale ha rilanciato la battaglia sostenendo che “la partita non è ancora persa, bisogna solo avere la volontà di vincerla”, e invitando la maggioranza a ricompattarsi sul tema attorno alla proposta del deputato Edoardo Ziello.
Il secondo ko sulle preferenze
L’appello, però, non ha cambiato l’esito. L’Aula, di nuovo a scrutinio segreto, ha respinto l’emendamento di Ziello con 233 voti contrari e 139 favorevoli: un margine ben più ampio rispetto al singolo voto che aveva affossato la proposta di Fratelli d’Italia.
Stavolta, però, con una differenza sostanziale: governo e maggioranza avevano deciso di rimettere la scelta direttamente all’Assemblea, senza indicare una posizione vincolante. Lo ha spiegato il relatore di maggioranza Angelo Rossi (FdI), mentre la ministra per le Riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati ha espresso parere conforme a nome dell’esecutivo. Una scelta opposta a quella di martedì, quando il parere favorevole del governo aveva caricato di valore politico la sconfitta.
Cosa è passato invece
È stato approvato, con 230 voti favorevoli e 138 contrari, l’emendamento del deputato di Forza Italia Paolo Emilio Russo, che punta a limitare la frammentazione politica escludendo dal calcolo del premio di maggioranza i voti delle liste di coalizione che non superano la soglia del 3%.
Via libera anche, con il parere favorevole di governo e relatori, all’emendamento del centrosinistra dedicato al voto dei fuorisede.
Il botta e risposta con il Pd
Nel corso della seduta si è registrato anche uno scambio piuttosto acceso tra Partito Democratico e Futuro Nazionale. Il deputato dem Federico Fornaro ha annunciato che il Pd non avrebbe votato “né oggi né mai” alcun emendamento presentato dal partito di Vannacci.
Immediata la replica di Ziello: “Questa dichiarazione per noi è una medaglia d’oro”. Un riferimento, quest’ultimo, che fotografa la strategia di un movimento che sulla contrapposizione frontale con il centrosinistra costruisce buona parte della propria identità.
La mobilitazione esterna
Sul fronte esterno al Parlamento, intanto, la Rete contro la riforma della legge elettorale ha annunciato ricorsi in diversi tribunali e una mobilitazione nazionale contro il provvedimento.
Il quadro che emerge, dopo due giorni di scontri, è quello di una riforma che procede ma con evidenti fratture: le preferenze, tema su cui la premier si era esposta personalmente, restano fuori dal testo dopo due bocciature consecutive. La partita, come ricordato dal presidente del Senato La Russa, potrà però riaprirsi a Palazzo Madama, dove il regolamento non prevede lo scrutinio segreto.