mercoledì, Luglio 15

Quanto resta davvero a Sinner dei 4,2 milioni di Wimbledon: tasse britanniche, staff e la regola sugli sponsor

Il trionfo di Jannik Sinner a Wimbledon vale molto più del prestigio sportivo: al numero uno del mondo è andato un assegno da 3,6 milioni di sterline, pari a circa 4,2 milioni di euro. È il premio più ricco nella storia dello Slam britannico, reso possibile dall’aumento del 20% del montepremi deciso dall’All England Club.

Quella cifra, però, è il lordo. E tra imposte britanniche, compensi allo staff e spese di trasferta, quello che finisce davvero sul conto del campione altoatesino è parecchio meno. Ecco i conti, passaggio per passaggio.

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Perché paga le tasse a Londra (e non a Monte Carlo)

Il primo punto sorprende molti: Sinner versa le imposte sul premio nel Regno Unito, anche se ha la residenza fiscale a Monte Carlo, dove i redditi delle persone fisiche non sono tassati. È la regola che vale per tutti gli sportivi stranieri che gareggiano in Gran Bretagna, e il Principato in questo caso non offre alcuna scappatoia: su queste vincite l’imposta si paga dove si è gareggiato.

Il fisco britannico, l’HMRC, è considerato tra i più severi al mondo con gli atleti stranieri. E il meccanismo si articola su due tempi.

Il primo prelievo: la ritenuta d’acconto

L’assegno consegnato dagli organizzatori arriva già decurtato del 20% a titolo di ritenuta alla fonte: circa 840-850mila euro trattenuti subito. La somma effettivamente accreditata scende così a poco meno di 3,4 milioni di euro.

Ma è solo un acconto. Alla fine dell’anno fiscale britannico il tennista — o meglio il suo team di commercialisti — dovrà presentare la dichiarazione dei redditi, e lì il conto si aggiusta.

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Il conguaglio: si sale al 45%

Poiché il premio supera ampiamente la soglia dello scaglione più alto del Regno Unito (circa 125mila sterline), la tassazione viene ricalcolata con l’aliquota massima del 45%. Sui 4,2 milioni lordi significa un’imposta complessiva intorno a 1,9 milioni di euro.

Considerato il 20% già trattenuto, Sinner dovrà quindi versare la differenza, all’incirca un altro milione. Il risultato finale sul solo montepremi è un netto di poco superiore ai 2,3 milioni di euro.

Staff e trasferta: altri costi

Il conto però non finisce lì, perché un professionista deve sostenere anche i costi del proprio team. I contratti dei top player prevedono in genere un fisso per gli allenatori più una percentuale sui premi, che oscilla tra l’8% e il 12%: nel caso di Sinner, ai coach Darren Cahill e Simone Vagnozzi andrebbe una cifra stimata intorno ai 200mila euro.

A questi si aggiungono le spese di trasferta dell’intero gruppo — viaggi, hotel, vitto, logistica — che per un torneo come Wimbledon possono aggirarsi sui 100mila euro. Fatti tutti i conti, dal solo montepremi resterebbero al campione circa 2 milioni di euro.

La “tagliola” sugli sponsor

C’è infine un meccanismo peculiare che riguarda i grandi campioni: i cosiddetti “Relevant Performance Days”. Mentre quasi tutti i Paesi tassano gli atleti stranieri solo sui premi vinti localmente, il Regno Unito pretende anche una quota dei compensi da sponsorizzazione globali, in proporzione ai giorni trascorsi nel Paese per gareggiare e allenarsi.

In pratica si calcolano i giorni di attività dell’atleta nell’anno, si rapportano a quelli passati in Gran Bretagna, e su quella percentuale di introiti pubblicitari si applica l’aliquota massima. Sinner è arrivato a Londra per allenarsi il 18 giugno e ha chiuso il 12 luglio con la finale: una permanenza che, sul totale annuo, pesa in modo non trascurabile.

Le stime su questa voce sono per forza di cose approssimative, perché dipendono da contratti riservati e dal conteggio esatto dei giorni. È però un’imposta che si applica a un imponibile diverso dal premio: non erode l’assegno di Wimbledon, ma aumenta il carico fiscale complessivo della trasferta londinese. Ed è il motivo per cui diversi big preferiscono limitare le presenze nel Regno Unito: chi ha contratti pubblicitari ricchissimi ed esce ai primi turni rischia di chiudere il torneo in perdita, avendo comunque maturato l’imponibile da sponsor senza il premio a compensarlo.

Il bilancio finale

Per Sinner, naturalmente, il problema non si pone: la vittoria finale garantisce un incasso ampiamente positivo, con circa 2 milioni netti dal solo montepremi al netto di imposte e spese principali. Una cifra che resta ragguardevole, ma che racconta bene quanto la distanza tra il lordo annunciato sui titoli e il netto reale, nello sport di vertice, sia tutt’altro che trascurabile.