domenica, Luglio 5

Liliana Resinovich, il fratello accusa il tecnico dell’autopsia: «L’obitorio non è un palcoscenico»

Resinovich, l’accusa del fratello

Il caso di Liliana Resinovich, la 63enne trovata morta nel parco dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni il 5 gennaio 2022, è tornato al centro dell’attenzione nella puntata di Chi l’ha visto? del 14 maggio. In diretta su Rai 3, Sergio Resinovich, fratello della vittima, ha attaccato duramente Giacomo Molinari, il tecnico preparatore che avrebbe causato la frattura di una vertebra durante l’autopsia eseguita nel 2022.

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«Strano che emerga solo oggi»

«Mi sembra strano che dopo tre anni e mezzo venga fuori questa storia», ha detto Sergio Resinovich. La frattura alla vertebra T2 di Liliana è emersa solo di recente e avrebbe dovuto, secondo lui, essere comunicata subito alla Procura. «Il tecnico avrebbe dovuto riferire l’accaduto ai suoi superiori, e loro avvisare la magistratura», ha aggiunto.

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«L’obitorio non è uno show per i social»

Il fratello della vittima ha poi espresso sdegno per l’esposizione mediatica del tecnico, conosciuto online come Sector Jack. «Ha già pubblicato video sui social, su TikTok. L’obitorio non è un palcoscenico, è un luogo sacro. Chi gli ha dato il permesso di filmare lì dentro?», ha tuonato Sergio, chiedendosi se anche i bambini abbiano visto quei contenuti.

La frattura era già presente? I pareri dei consulenti

Sulla frattura alla vertebra T2 sono intervenuti i consulenti della famiglia Resinovich. Il medico legale Vittorio Fineschi ha dichiarato: «La frattura era già visibile prima della Tac. Inoltre ci sono altre lesioni: qualcuno l’ha bastonata». La stessa posizione è stata confermata dalla professoressa Cristina Cattaneo, che ha parlato di lesione preesistente all’autopsia.

Sector Jack si difende: «Non mi sono costituito»

Il preparatore anatomico Giacomo Molinari ha risposto alle accuse spiegando di non essersi costituito ma solo di essersi recato in Procura per chiarire il proprio ruolo. «Sono un freelance, non ho avuto accesso agli atti e il mio lavoro è finito con quell’autopsia», ha affermato. Ha poi aggiunto: «La frattura è stata causata da una manovra standard per preservare l’integrità del corpo. È una prassi».

L’intera vicenda ha sollevato una dura polemica sull’etica delle autopsie, la gestione dell’obitorio e l’uso improprio dei social da parte di figure professionali coinvolte in indagini delicate.