domenica, Agosto 16

Livorno, crolla il balcone di casa: morta la professoressa Roberta Celli

Roberta Celli, insegnante di 56 anni, è morta a Livorno dopo il cedimento improvviso del balcone della sua abitazione. È accaduto nel pomeriggio di venerdì 14 agosto in via Bonomo, una traversa di viale Marconi, in una palazzina in cui la donna viveva con la famiglia al terzo e ultimo piano.

Soccorsa in condizioni gravissime e trasportata in ospedale, è morta poco dopo il ricovero. Lascia il marito e due figli adolescenti.

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Cosa è successo

Secondo la ricostruzione dei soccorritori, Celli era rientrata da poco dal mare e si trovava sul terrazzo per stendere i teli quando la pavimentazione ha ceduto sotto di lei. L’orario indicato dalle fonti oscilla tra le 16:40 e le 17.

Il crollo ha coinvolto anche i terrazzi dei due piani sottostanti, danneggiati dal peso delle macerie. L’insegnante è precipitata da un’altezza di circa dieci metri, fino al marciapiede.

Ad allertare i soccorsi sono stati i residenti dello stabile e della zona, molti dei quali hanno riferito di aver sentito un forte boato. Sul posto sono intervenuti il 118, i vigili del fuoco, i carabinieri, la polizia municipale e la protezione civile comunale, impegnati nella messa in sicurezza dell’edificio e nella rimozione dei detriti.

Il nodo tecnico: un edificio senza segni visibili

È l’aspetto che rende questa vicenda inquietante oltre il singolo caso. Lo stabile è datato, ma da un primo esame esterno non presentava lesioni evidenti né in facciata né sui balconi: nulla che potesse far pensare a un dissesto imminente.

L’ipotesi al vaglio riguarda i travetti in ferro che costituiscono l’armatura del pavimento del terrazzo, che risulterebbero compromessi dalla ruggine, verosimilmente per infiltrazioni d’acqua piovana protratte nel tempo. Si tratta di una prima valutazione tecnica: le cause dovranno essere accertate dalle indagini in corso.

Nelle prossime settimane dovranno con ogni probabilità essere esaminati anche gli altri balconi dell’edificio.

Perché è un rischio poco visibile

Il meccanismo è noto agli ingegneri strutturisti ed è comune negli edifici realizzati tra gli anni Cinquanta e Settanta. I solai a sbalzo dei balconi di quel periodo hanno spesso un’armatura metallica annegata nel calcestruzzo, con un copriferro sottile. L’acqua che filtra attraverso le fughe delle piastrelle o dai bordi raggiunge il metallo, che si ossida: la ruggine occupa più volume del ferro sano, spinge sul calcestruzzo dall’interno e ne compromette progressivamente la tenuta.

Il problema è che il processo avviene sotto la pavimentazione, e dall’alto non si vede nulla. I segnali osservabili, quando ci sono, si trovano altrove: macchie di umidità o efflorescenze biancastre sull’intradosso, cioè la parte inferiore del balcone vista dal piano sottostante; distacchi di intonaco; tracce di ruggine colanti dal bordo; piastrelle che suonano a vuoto o si sollevano.

Chi nota questi indizi dovrebbe segnalarli all’amministratore e far valutare la struttura da un tecnico. È una verifica che rientra nella manutenzione ordinaria delle parti comuni e che negli edifici più datati andrebbe fatta periodicamente.

Chi era Roberta Celli

Originaria del Torinese ma livornese da una vita, Celli insegnava italiano e storia al Liceo Cecioni, dove era arrivata nell’anno scolastico 2023-2024 dopo aver insegnato nelle scuole medie della città. In poco tempo era diventata parte riconosciuta della comunità scolastica.

Il dirigente scolastico Rino Bucci l’ha ricordata a nome di tutta la scuola descrivendola come “una persona misurata, autorevole, sempre attenta ai ragazzi”, con un modo di stare in classe rispettoso e discreto. Aveva appena accompagnato una quinta all’esame di maturità.

La notizia ha raggiunto rapidamente colleghi, studenti e famiglie. In una città in cui insegnare significa incrociare generazioni intere, il lutto della scuola livornese è diventato in poche ore quello di un quartiere.

Gli inquilini e le verifiche

L’area è stata isolata dai vigili del fuoco per accertare la stabilità complessiva dell’immobile ed escludere ulteriori cedimenti. Gli altri residenti dello stabile hanno dovuto lasciare temporaneamente le abitazioni, con l’assistenza coordinata dalla protezione civile comunale.

Le verifiche tecniche proseguono. Saranno gli accertamenti a stabilire con precisione le cause del cedimento.