domenica, Luglio 26

Macron annuncia l’addio alla politica: “Non l’ho fatta prima, non ne farò dopo”

L’annuncio è arrivato in modo inaspettato, durante un incontro con alcuni studenti franco-ciprioti a Nicosia, a Cipro, trasmesso in diretta dall’Eliseo su X. Emmanuel Macron ha detto quello che molti si chiedevano da tempo: quando lascerà l’Eliseo, a maggio 2027, lascerà anche la politica. Per sempre. “Non ho fatto politica prima, non ne farò dopo”. Una frase breve, netta, definitiva — pronunciata davanti a un pubblico di ragazzi, non in un discorso ufficiale, il che la rende ancora più credibile e significativa.

L’annuncio a Nicosia: “Non era un progetto di carriera”

Macron si trovava a Cipro per partecipare al vertice informale dei leader dell’Unione Europea quando, a margine dell’evento, ha incontrato un gruppo di studenti della scuola franco-cipriota di Nicosia. Interrogato sui motivi che lo hanno spinto a diventare presidente, ha risposto con una sincerità rara per un leader di questo calibro: diventare capo dello Stato “non era tanto un progetto di carriera”.

Ha raccontato di non aver mai immaginato, in origine, di arrivare all’Eliseo. La sua scelta è nata dal desiderio di trasformare idee in realtà: “Per impegnarmi affinché il mio Paese e l’Europa progredissero e per difendere determinati valori”. E poi l’annuncio: “Non ho fatto politica prima, non ne farò dopo”. Dieci anni all’Eliseo — il mandato scade a maggio 2027 — e poi il ritiro. Definitivo.

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Il percorso: da banchiere al presidente più giovane della storia francese

Per capire il peso di quell’annuncio bisogna ripercorrere la traiettoria di Macron. Nato nel 1974, ha un passato da banchiere d’affari prima di avvicinarsi alla politica. È stato membro del Partito socialista dal 2006 al 2009, poi ha intrapreso un percorso sempre più autonomo. Dal 2014 al 2016 ha ricoperto la carica di ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale nel secondo governo Valls.

Nell’aprile 2016 ha fondato “La République en marche” — un movimento centrista che ha sfidato il bipolarismo tradizionale della politica francese. Il risultato è stato straordinario: nel maggio 2017, a soli 39 anni, ha vinto le elezioni presidenziali con il 66,1% dei voti al secondo turno, diventando il presidente più giovane nella storia della Francia.

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Nel 2022 ha replicato il successo, battendo Marine Le Pen al ballottaggio con il 58,6%. Ma stavolta il suo partito ha perso la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale, trasformando i governi successivi — guidati prima da Élisabeth Borne e poi da Gabriel Attal — in esecutivi di minoranza. Un secondo mandato più complicato, più logorato, più esposto alle contraddizioni della politica europea e globale.

“Ci sono cose che non ho fatto bene”

Nell’incontro con gli studenti di Nicosia, Macron ha fatto anche un bilancio dei suoi due mandati. Non un trionfalismo da comizio, ma una riflessione onesta: “Ci sono cose che hai fatto e non sei riuscito a fare bene, oppure che non hai spiegato nel modo giusto, o che non erano la cosa giusta da fare, o ancora che non abbiamo realizzato abbastanza rapidamente”. Un’ammissione di limiti che raramente si sente da chi detiene ancora il potere.

Ha aggiunto che questa consapevolezza lo ha portato a “rivedere e correggere alcune decisioni prese nel corso degli anni”. Un profilo di leader che, almeno nella narrazione che offre di se stesso, privilegia la capacità di imparare rispetto alla difesa a oltranza delle proprie posizioni.

Cosa significa per la Francia e per l’Europa

L’uscita di Macron dalla scena politica — annunciata con oltre un anno di anticipo — apre un capitolo di grande incertezza per la Francia. Il suo movimento politico, oggi ribattezzato Renaissance, non ha ancora un successore credibile in grado di raccogliere l’eredità del centrismo macroniano. E il vuoto che si creerà a sinistra e al centro del sistema politico francese potrebbe avvantaggiare le forze più radicali — sia da destra, con Marine Le Pen e Jordan Bardella, sia da sinistra, con Jean-Luc Mélenchon e il suo movimento.

A livello europeo, Macron è stato per anni uno dei motori dell’integrazione comunitaria — spesso in contrasto con la Germania, talvolta in solitudine, ma sempre con una visione precisa di cosa l’Europa dovesse diventare. La sua uscita coinciderà con una fase particolarmente delicata per il continente: la guerra in Iran, le tensioni con Trump, la crisi energetica. Trovare un successore con lo stesso peso specifico non sarà semplice.