sabato, Maggio 23

Maldive, i sub finlandesi: “Si sono persi nella grotta e avevano bombole ricreative”

Continuano le indagini sulla tragedia avvenuta alle Maldive, dove cinque sub italiani hanno perso la vita durante un’immersione in una grotta sommersa nella zona di Thinwana Kandu. Nelle ultime ore sono emersi nuovi dettagli grazie alle dichiarazioni di Sami Paakkarinen, uno dei sommozzatori finlandesi del team Dan Europe che ha partecipato alle delicate operazioni di recupero dei corpi. Secondo il capo missione, l’ipotesi più probabile sarebbe quella di un tragico disorientamento all’interno della grotta, con il gruppo che avrebbe consumato rapidamente tutta l’aria disponibile nel tentativo di ritrovare l’uscita.

Paakkarinen ha spiegato che i cinque italiani sono stati trovati tutti nella stessa zona della seconda camera sommersa, particolare che per gli investigatori potrebbe indicare come il gruppo abbia cercato fino all’ultimo di restare compatto mentre tentava di orientarsi nel buio della cavità. “Quei corpi erano tutti insieme in una porzione della grotta”, ha raccontato il sub finlandese, sottolineando come l’ambiente fosse estremamente tecnico e difficile anche per operatori altamente specializzati.

Leggi anche:Flotilla, 50 attivisti ricoverati dopo la detenzione in Israele: c’è anche un italiano

DB
DOBLO High Impact Ads
DB
DB
DOBLO AI- Multisite Ready
DB

Leggi anche:Maldive, spunta un dettaglio choc sulla prof morta: “Cosa indossava”

Leggi anche:Maldive, parla il sub che ha recuperato i corpi degli italiani: “Impossibile essere risucchiati nella grotta”

La grotta e il possibile errore umano

La grotta di Thinwana Kandu è considerata un ambiente particolarmente insidioso. Dopo una prima camera ancora parzialmente illuminata dalla luce proveniente dall’esterno, i sub devono attraversare un corridoio stretto per raggiungere una seconda cavità situata a circa sessanta metri di profondità. È proprio durante il ritorno verso l’uscita che qualcosa potrebbe essere andato storto.

Secondo le ricostruzioni emerse finora, i cinque italiani potrebbero avere imboccato il cunicolo sbagliato oppure non essere riusciti a riconoscere correttamente il passaggio utilizzato all’andata. In una situazione del genere bastano pochi minuti di esitazione per trasformare un’immersione in una trappola mortale, soprattutto a profondità così elevate.

Un’altra speleosub del team finlandese, Jenni Westerlund, ha spiegato che in ambienti di questo tipo il fattore umano diventa spesso decisivo. Stress, consumo accelerato dell’aria, scarsa visibilità e pressione psicologica possono compromettere rapidamente lucidità e orientamento anche in sub esperti.

Le bombole e l’attrezzatura sotto osservazione

Uno degli aspetti che gli investigatori stanno approfondendo riguarda l’attrezzatura utilizzata dal gruppo italiano. Secondo quanto riferito dai soccorritori finlandesi, i cinque sub utilizzavano bombole da dodici litri considerate più adatte a immersioni ricreative che a una speleologia profonda in grotta.

A oltre sessanta metri di profondità il consumo dell’aria aumenta infatti in maniera enorme e il tempo di autonomia si riduce drasticamente. Per immersioni di questo tipo vengono normalmente utilizzati rebreather, miscele trimix e sistemi di sicurezza avanzati, oltre al cosiddetto filo d’Arianna, la sagola che permette di ritrovare sempre il percorso verso l’uscita.

Proprio il possibile mancato utilizzo di una linea guida permanente rappresenta uno degli elementi più discussi dagli esperti in queste ore. “Noi non entreremmo mai in una grotta del genere senza una corda di sicurezza”, ha spiegato Paakkarinen.

Le immagini e il materiale recuperato

Il team Dan Europe ha consegnato agli investigatori tutto il materiale recuperato durante le operazioni: bombole, computer subacquei, videocamere, dispositivi elettronici e attrezzature utilizzate dal gruppo. Elementi che potrebbero risultare decisivi per ricostruire gli ultimi minuti dell’immersione.

Nel frattempo proseguono anche le verifiche sulle autorizzazioni, sull’organizzazione dell’escursione e sul livello di addestramento necessario per affrontare una grotta considerata tra le più complesse dell’area maldiviana.

La tragedia continua intanto a scuotere il mondo della subacquea internazionale, dove cresce il dibattito sulla sicurezza delle immersioni tecniche estreme e sui controlli necessari per evitare nuovi incidenti simili.

Continua a leggere per scoprire maggiori dettagli.