La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preso la parola questa mattina al Senato per le comunicazioni in vista del Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo 2026, con un discorso incentrato sulla guerra in Iran e sul ruolo dell’Italia nella crisi internazionale più grave degli ultimi decenni. Pochi fronzoli e molti punti fermi: l’Italia non andrà in guerra, le basi militari americane sul territorio nazionale non potranno essere usate per operazioni offensive senza il voto del Parlamento, chi specula sui carburanti verrà tassato, e la strage delle bambine nella scuola di Minab va condannata senza ambiguità.
Il discorso arriva in un momento di forte pressione politica: le opposizioni avevano chiesto che Meloni riferisse prima del previsto, la maggioranza ha accettato anticipando le comunicazioni dal 18 marzo a oggi. Il Senato ha bocciato la richiesta delle opposizioni di limitare l’intervento al solo dossier Iran — i no sono stati 84, i sì 53 — e così la premier ha potuto spaziare dall’Iran all’Ucraina, da Gaza ai prezzi dell’energia. Nel pomeriggio alle 16 interverrà alla Camera.
Ma quali sono i punti concreti che cambiano qualcosa per l’Italia? E quali sono le parole che faranno più discutere nelle prossime ore?
“Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”: la posizione sul conflitto
Meloni ha ribadito con forza la posizione del governo: l’attacco di USA e Israele all’Iran è “un intervento a cui l’Italia non prende parte e non intende prendere parte”. Ha però contestualizzato questa scelta all’interno di una crisi più ampia del diritto internazionale, identificando nell’invasione russa dell’Ucraina il punto di svolta: “Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali. Un processo in corso da tempo, ma che ha avuto un punto di svolta preciso: l’anomalia dell’invasione di una nazione vicina da parte di un membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU.”
Ha anche risposto a chi la accusava di doppi standard rispetto alla Spagna sulle basi USA: “Anche il governo spagnolo ha detto che ‘al di fuori dell’accordo bilaterale non ci sarà alcun utilizzo delle basi’. È quello che sta facendo anche l’Italia. Stupisce che questa scelta venga condannata in Patria ed esaltata in Spagna dalle stesse identiche persone.”



















