Secondo la giudice, El Koudri avrebbe forti legami familiari con il Marocco, Paese d’origine della sua famiglia. Negli anni il nucleo familiare avrebbe mantenuto stretti rapporti con parenti e conoscenti nel Paese nordafricano.
Nell’ordinanza si sottolinea inoltre che il 31enne non avrebbe un lavoro stabile, una compagna o una famiglia propria in Italia, elementi che secondo la gip aumenterebbero il pericolo di un eventuale allontanamento all’estero.
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Il silenzio davanti al giudice
Durante l’udienza di convalida, Salim El Koudri avrebbe scelto di non rispondere alle domande sui fatti accaduti sabato pomeriggio nel centro di Modena.
Secondo il suo avvocato Fausto Gianelli, però, il giovane sarebbe apparso “più lucido” rispetto ai giorni precedenti. Il legale ha spiegato che il suo assistito avrebbe anche consegnato i codici di sblocco del cellulare, permettendo così agli investigatori di analizzare il contenuto del dispositivo.
Gli inquirenti stanno infatti cercando di ricostruire la personalità del 31enne, i suoi eventuali contatti e il contesto che avrebbe portato al gesto.
Il nodo salute mentale
Resta comunque centrale il tema del disagio psichico. L’avvocato Gianelli ha spiegato che El Koudri soffriva da tempo di insonnia, tachicardia e allucinazioni uditive, motivo per cui si era rivolto autonomamente al centro di salute mentale.
Secondo la difesa, il disturbo non sarebbe stato trattato adeguatamente e negli ultimi mesi la situazione sarebbe precipitata.
La procura continua intanto a escludere, almeno per ora, una matrice terroristica dell’attacco. Non sono infatti emersi collegamenti concreti con gruppi estremisti o reti jihadiste organizzate.
Le indagini proseguono per chiarire definitivamente cosa sia scattato nella mente del 31enne prima della folle corsa nel centro di Modena.