giovedì, Luglio 2

Morto Claudio Sterpin: cosa cambia ora nelle indagini sul caso Liliana Resinovich

La morte di Claudio Sterpin riporta al centro dell’attenzione il caso di Liliana Resinovich, uno dei misteri giudiziari più discussi degli ultimi anni. Sterpin, 85 anni, è morto a Trieste nelle ultime ore. Per chi ha seguito la vicenda fin dall’inizio, il suo nome è stato molto più di un dettaglio: è stato uno dei protagonisti pubblici del racconto, una voce costante contro l’ipotesi del suicidio.

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La testimonianza già cristallizzata

Dal punto di vista giudiziario, però, la notizia non blocca le indagini. Gli investigatori avevano già formalizzato e cristallizzato la sua testimonianza nell’estate del 2025, proprio considerando l’età avanzata di Sterpin.

In termini tecnici, significa che le sue dichiarazioni restano pienamente utilizzabili nelle fasi successive dell’inchiesta e anche in un eventuale processo. Il suo racconto, dunque, non viene meno con la sua scomparsa: rimane agli atti, acquisito ufficialmente.

Il ruolo di Sterpin nel caso Resinovich

Claudio Sterpin aveva raccontato di aver riallacciato una relazione sentimentale con Liliana Resinovich, pensionata di 63 anni scomparsa il 14 dicembre 2021 e ritrovata morta il 5 gennaio 2022 in un’area boschiva dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste.

Fin dall’inizio aveva respinto con decisione l’ipotesi del suicidio, sostenendo che la donna stesse progettando un futuro con lui: convivenza, nuove prospettive, un cambiamento concreto nella propria vita privata.

Tra gli elementi citati pubblicamente negli anni: scambi di messaggi, acquisti legati a una possibile nuova abitazione, ricerche online su soluzioni abitative e procedure di separazione. Dettagli che, secondo la sua versione, dimostravano un progetto di vita in corso.

Il giorno della scomparsa

Nel racconto della vicenda, Sterpin è anche la prima persona a lanciare l’allarme quando Liliana non si presenta a un appuntamento fissato per la mattina del 14 dicembre 2021. Da quel momento iniziano le ricerche, culminate tre settimane dopo nel ritrovamento del corpo.

Il procedimento, inizialmente orientato anche verso l’ipotesi del gesto volontario, oggi si concentra sull’ipotesi di omicidio. In questo contesto, la testimonianza di Sterpin resta uno dei tasselli utili per ricostruire gli ultimi giorni di vita della donna.

Cosa cambia ora nelle indagini

Dal punto di vista tecnico, non cambia nulla sul piano probatorio: la testimonianza è già agli atti. Gli inquirenti continueranno a lavorare sugli altri elementi raccolti nel corso degli anni, comprese consulenze medico-legali, analisi forensi e riscontri investigativi.

La sua morte segna però la chiusura di un capitolo umano della vicenda. Sterpin era diventato uno dei volti simbolo del caso, intervenendo pubblicamente in diverse occasioni e mantenendo una posizione coerente nel tempo.

Adesso il percorso resta quello giudiziario: trasformare le testimonianze e gli elementi raccolti in una ricostruzione definitiva dei fatti. La scomparsa di Sterpin non interrompe l’inchiesta, ma rende ancora più evidente quanto il tempo stia diventando un fattore centrale in una vicenda che, a distanza di anni, cerca ancora una verità giudiziaria chiara.