La notizia ha fatto rapidamente il giro della comunità sportiva, suscitando un’ondata di dolore e incredulità. Marika, classe 1998, aveva lasciato un segno indelebile nel panorama dello sci alpino, raggiungendo importanti traguardi in Coppa Europa. Il suo miglior risultato, un 14° posto in slalom a Hasliberg, rimarrà impresso nella memoria di chi ha avuto il privilegio di seguirla. Ma la sua carriera non si limitava ai risultati agonistici; dopo aver appeso gli sci al chiodo, aveva scelto di trasmettere la sua passione ai più giovani, lavorando come maestra di sci presso la Scuola Sertorelli di Bormio.
La vita di Marika era un inno alla montagna, un luogo che amava profondamente e dove si sentiva a casa. Con la sorella Katia, condivideva non solo la passione per lo sci, ma anche un legame profondo, fatto di avventure e sfide. La loro dedizione e il loro entusiasmo erano contagiosi, e la comunità di Bormio ha sempre visto in loro un esempio da seguire. La scomparsa di Marika non è solo una perdita per la sua famiglia, ma per tutti coloro che l’hanno conosciuta e che hanno avuto il privilegio di apprendere da lei.
Alberto De Maron, classe 2001, era un giovane talento dello sci alpinismo, un ragazzo che aveva già dimostrato di avere un futuro luminoso davanti a sé. La sua passione per la montagna e il suo spirito avventuroso lo avevano portato a esplorare i sentieri più impervi, sempre con la voglia di superare i propri limiti. La sua morte, insieme a quella di Marika, segna un momento di grande tristezza non solo per la famiglia e gli amici, ma anche per tutti coloro che credono nel potere dello sport come strumento di crescita e unione.
Il tragico incidente è avvenuto in un contesto che, purtroppo, non è estraneo a chi frequenta le montagne. Le valanghe, fenomeno naturale tanto affascinante quanto temibile, possono colpire in un attimo, trasformando una giornata di sport e divertimento in un incubo. I soccorritori, accorsi immediatamente sul luogo della tragedia, hanno tentato di salvare i due sciatori, ma ogni sforzo è stato vano. Una terza persona, testimone dell’incidente, ha lanciato l’allerta, permettendo ai soccorsi di intervenire rapidamente, ma la sorte era già stata segnata.


















