martedì, Luglio 21

“Non voglio…”: la frase del campione spagnolo e il saluto a Trump che fa discutere

Lo aveva quasi annunciato alla vigilia, e alla fine è successo davvero. Borja Iglesias, attaccante del Celta Vigo e neocampione del mondo con la Spagna, è diventato uno dei protagonisti della premiazione dei Mondiali 2026 non per un gol, ma per un gesto: il modo in cui ha salutato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Un episodio che nel giro di pochi minuti ha fatto il giro dei social.

Il giocatore era osservato speciale già prima del fischio d’inizio. In molti, conoscendo le sue posizioni su temi politici e sociali, si chiedevano come si sarebbe comportato di fronte al capo della Casa Bianca durante la cerimonia. La risposta è arrivata puntuale, davanti alle telecamere di tutto il mondo.

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L’avvertimento alla vigilia

Alla vigilia della finale, intervistato dalla rivista Panenka, a Iglesias era stato chiesto come avrebbe affrontato l’eventuale saluto a Trump. La risposta, ironica ma chiara, non lasciava dubbi: «Non voglio finire in prigione», aveva detto, «spero di salutarlo in un momento in cui saremo felici, che possa passare in fretta così da dimenticarmene quanto prima».

Parole con cui il calciatore aveva anticipato il proprio disagio, pur senza voler trasformare quel momento in uno scontro: «Certe cose a volte bisogna farle e basta, non è il momento di creare polemiche. La gente conosce bene la mia opinione. Molti pensano che io sia onnipotente, ma non ho il potere di affrontare certe cose. È complicato».

Il saluto ridotto al minimo

Sul palco, da campione del mondo, Iglesias ha fatto esattamente quello che aveva lasciato intendere. Quando Trump gli ha teso la mano, l’attaccante ha ricambiato in modo rapidissimo, senza fermarsi, evitando di incrociarne lo sguardo e mantenendo un’espressione seria. Un gesto ridotto al minimo indispensabile del protocollo.

Un atteggiamento che, agli occhi di molti osservatori, è apparso tutt’altro che casuale, soprattutto alla luce di quanto dichiarato appena il giorno prima. Nessuna protesta plateale, ma un saluto svuotato di ogni calore.

Il sorriso a Sheinbaum e il contrasto

A rendere ancora più evidente la scelta è stato ciò che è accaduto subito dopo. Accanto a Trump si trovava la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, alla quale Iglesias ha rivolto un sorriso mentre proseguiva lungo il palco. Il contrasto tra i due atteggiamenti, a distanza di pochi secondi, non è passato inosservato ed è diventato in poche ore uno degli argomenti più discussi in rete.

Per molti quel doppio comportamento è stato letto come la conferma di una posizione mai nascosta dal giocatore, e non come un episodio estemporaneo dettato dall’emozione del momento.

Un calciatore impegnato dentro e fuori dal campo

Iglesias, del resto, è da anni uno dei calciatori più esposti su temi sociali. Si è più volte schierato contro il razzismo e l’omofobia: dopo l’uccisione di George Floyd si dipinse le unghie di nero come forma di protesta, per poi colorarle con le tonalità dell’arcobaleno a sostegno della comunità LGBTQ+. Un gesto che gli costò molti insulti, ma anche una grande solidarietà, con tifosi e compagni del Celta Vigo che si presentarono allo stadio imitandolo.

Negli ultimi mesi il centravanti si è inoltre esposto a favore della Palestina, denunciando la situazione nella Striscia di Gaza, in un momento in cui molti protagonisti del calcio hanno preferito il silenzio. Il breve saluto a Trump, in questo quadro, è apparso a molti perfettamente coerente con il personaggio: un episodio destinato a far discutere ancora a lungo, ben oltre la festa per il titolo mondiale.