lunedì, Luglio 6

Terremoto in Myanmar, continua l’incubo: nuove scosse e oltre 1.600 morti

Terremoto in Myanmar, continua l’incubo: nuove scosse e oltre 1.600 morti

Il Myanmar è ancora sotto shock per il devastante terremoto di magnitudo 7.7 che ha colpito il Paese il 28 marzo. Ma la terra continua a tremare: nuove scosse di assestamento, tra cui una di magnitudo 5.1 registrata oggi nei pressi di Naypyidaw, stanno alimentando il panico tra i cittadini e ostacolando le operazioni di soccorso.

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Nuove scosse e paura costante

Nonostante il violento sisma principale, la Faglia di Sagaing continua a generare movimenti sismici. Solo ieri sera, una scossa di magnitudo 4.2 ha colpito a nord di Mandalay, la seconda città del Paese, già duramente provata. Gli esperti avvertono: le repliche potrebbero continuare per settimane, rendendo estremamente difficile il lavoro di salvataggio e ricostruzione.

Bilancio in continuo aggiornamento

Secondo le autorità locali, le vittime accertate sono salite a 1.644, con oltre 3.400 feriti e almeno 139 persone ancora disperse. A questi numeri si aggiungono le 17 vittime e i 32 feriti causati dal crollo di una torre in costruzione a Bangkok, in Thailandia. Secondo lo USGS, il bilancio reale potrebbe arrivare tra i 10.000 e i 100.000 morti.

Si scava tra le macerie a mani nude

A Mandalay, migliaia di volontari e soccorritori lavorano senza sosta tra le rovine. In molti casi si scava a mani nude, come nel caso di Win Lwin, che cerca corpi sotto i resti di una sala da tè. “Circa sette persone sono morte qui”, ha dichiarato. “Non sappiamo quanti siano ancora sotto, ma continuiamo a cercare.”

Tra le notizie drammatiche, spiccano anche momenti di speranza. Ieri sera una donna, Phyu Lay Khaing, è stata estratta viva dalle macerie dello Sky Villa Condominium di Mandalay dopo oltre 30 ore. “Pensavo fosse morta”, ha detto il marito, “e invece è viva. Non potrei essere più felice”. Tuttavia, secondo la Croce Rossa, almeno 90 persone potrebbero essere ancora intrappolate nello stesso edificio.

Crisi umanitaria e sistema sanitario al collasso

La tragedia è aggravata dalla guerra civile in corso. Il Myanmar è dilaniato da conflitti interni fin dal colpo di stato del 2021, e persino durante l’emergenza terremoto si sono registrati scontri tra esercito e ribelli. Ospedali e cliniche sono al collasso, con gravi carenze di medicinali, cibo e acqua potabile.

La giunta militare ha lanciato un appello alla comunità internazionale per l’invio urgente di aiuti umanitari. Tuttavia, le tensioni politiche e i vincoli diplomatici potrebbero ritardare l’arrivo dei soccorsi.

Il rischio di nuove scosse è concreto

Gli esperti avvertono che il peggio potrebbe non essere passato. Il geologo del CNR Andrea Billi ha spiegato che “il rischio di repliche significative rimane alto e potrebbe protrarsi per giorni o settimane”. La Faglia di Sagaing, lunga oltre 1200 km, è considerata tra le più pericolose del continente asiatico, simile per struttura alla ben nota Faglia di San Andreas in California.

Secondo il geologo Mario Tozzi, “l’energia sprigionata da questo terremoto è stata 300 volte superiore a quella del sisma di Amatrice del 2016”. Una potenza devastante, amplificata dalla scarsa profondità dell’epicentro, tra 15 e 24 km, che ha fatto sì che gli effetti in superficie fossero catastrofici.

Popolazione stremata e in fuga

Le scosse di assestamento continuano a far evacuare gli edifici superstiti. Interi quartieri sono stati abbandonati, con famiglie che dormono in strada o in rifugi di fortuna. L’ansia è palpabile: ogni rumore, ogni tremolio del terreno viene vissuto come l’annuncio di una nuova tragedia.

In mezzo a questo scenario apocalittico, il Myanmar chiede aiuto. Ma il mondo risponderà? E quanto tempo servirà per ricostruire non solo edifici, ma anche speranze, vite e intere comunità?