La storia con Bettino Craxi cominciò in modo quasi involontario. Fu Chiari stesso a creare il presupposto: convinto — a torto — che lei lo avesse lasciato per il leader socialista, Craxi la convocò nel suo ufficio di Milano per chiarire la situazione. «Mi dice: bisogna che spieghi al tuo fidanzato che ho già problemi, ci manca solo che mi mettano in conto amanti inesistenti. Lo informai che ci eravamo lasciati da due anni». Da lì partì una relazione che durò nove anni.
Nel 1994, con Tangentopoli che stava travolgendo il PSI, Caselli prese la decisione che avrebbe definito la sua vita più di qualsiasi successo televisivo: lasciò la Rai e seguì Craxi in esilio ad Hammamet. «Non ho mai chiesto l’esclusiva» avrebbe detto anni dopo. «Sono felice di averlo seguito perché oggi posso dire: alla fine, sono una donna di sentimenti; per amore, faccio saltare il banco». Rimase al suo fianco fino agli ultimi giorni, quando Craxi si congedava dagli amici pescatori «come se si congedasse per sempre». Non era presente quando morì, nel 2000: «Non ce l’aspettavamo. È morto fra le braccia di sua figlia Stefania».
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François, il figlio dal Congo, e la malattia
Dopo la morte di Craxi, Caselli si era sposata con il medico Alberto Bossi e aveva adottato François, arrivato dal Congo. Un legame profondo, descritto nella sua ultima intervista con parole che spezzano il cuore: «Per me, essere un genitore adottivo unisce più del legame di sangue, per l’esercizio continuo di non cadere nel vuoto che abbiamo entrambi: mi mancano i tre anni in cui nessuno lo ha cullato, accudito. Con questo vuoto fai i conti, non lo ripari». Quando aveva saputo del tumore, François le aveva risposto: «Supereremo anche questa». La stessa frase che si erano detti durante la separazione dal padre adottivo.
La sua ultima speranza pubblica era stata semplice e bellissima: «Tornare a vedere le stelle ad Hammamet». Non ha fatto in tempo.