Il conflitto in Ucraina rischia di trasformarsi in una lunga guerra di logoramento nel cuore dell’Europa. A dirlo è il generale Giorgio Battisti, già primo comandante del contingente italiano della missione Isaf in Afghanistan e membro del Comitato Atlantico, che alla vigilia dell’anniversario dell’invasione russa traccia un quadro tutt’altro che rassicurante.
“Una nuova guerra dei Trent’anni”

Secondo Battisti, le prospettive attuali non lasciano intravedere una conclusione rapida del conflitto attraverso la diplomazia. “Sembra profilarsi una nuova guerra dei Trent’anni in Europa”, osserva, richiamando il lungo conflitto del Seicento ma con una differenza sostanziale: oggi lo scenario è dominato dalla tecnologia del XXI secolo.
In questi quattro anni, il campo di battaglia è cambiato radicalmente. Se da un lato ricorda le trincee della Prima guerra mondiale, dall’altro è caratterizzato dall’impiego massiccio di droni e sistemi unmanned, strumenti che hanno rivoluzionato la condotta delle operazioni militari rendendo il fronte più letale sia per i soldati sia per i civili.
Le condizioni di Mosca
Il generale sottolinea come i tentativi di mediazione finora non abbiano prodotto risultati concreti. Le richieste avanzate dal Cremlino restano sostanzialmente immutate: cessione dei quattro oblast già annessi (Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia), oltre alla Crimea, riduzione delle forze armate ucraine, esclusione dell’ingresso nella Nato e nessun dispiegamento di truppe occidentali sul territorio ucraino.


















