Nuovo colpo di scena nell’inchiesta sul presunto avvelenamento da ricina che ha portato alla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, decedute tra il 27 e il 28 dicembre 2025 a Campobasso. Mentre le indagini proseguono per chiarire dinamica e responsabilità, emerge un elemento che aggiunge ulteriore complessità al quadro: il cambio di difesa del marito e padre delle vittime, Gianni Di Vita.
Il legale lascia l’incarico

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L’avvocato Arturo Messere, che fino ad oggi aveva assistito Di Vita, ha deciso di rinunciare al mandato. Una scelta spiegata con motivazioni generiche, definite come “motivi contingenti”. Il legale, 84 anni e con una lunga carriera alle spalle, ha preferito non entrare nei dettagli, limitandosi a sottolineare la propria correttezza professionale maturata in oltre mezzo secolo di attività.
Una decisione che, pur non accompagnata da spiegazioni precise, arriva in una fase delicata dell’indagine e inevitabilmente alimenta interrogativi sul contesto in cui è maturata.
Chi è il nuovo difensore
A prendere in mano la difesa sarà l’avvocato Vittorino Facciolla, figura nota anche in ambito politico, essendo consigliere regionale del Partito Democratico in Molise. Non si tratta di un rapporto casuale: tra Facciolla e Di Vita esiste infatti un legame politico consolidato, dal momento che il marito delle vittime è stato in passato segretario amministrativo regionale dello stesso partito.
Questo passaggio potrebbe avere un peso anche nella strategia difensiva, considerando la delicatezza del caso e la forte esposizione mediatica.
L’inchiesta per duplice omicidio
La Procura di Larino ha aperto un fascicolo contro ignoti per duplice omicidio premeditato, escludendo progressivamente le prime ipotesi legate a una semplice intossicazione alimentare. Gli elementi raccolti finora indirizzano verso uno scenario molto più grave e complesso.
Determinante è stato il ritrovamento della ricina, sostanza altamente tossica, rilevata:
- nel sangue di entrambe le vittime
- in un capello di Antonella Di Ielsi
Le analisi sono state condotte dal Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, struttura specializzata in casi di avvelenamento.
Gli interrogatori e i punti chiave
Gli investigatori stanno ascoltando tutte le persone che hanno avuto contatti con la famiglia nei giorni precedenti alla tragedia. Tra i soggetti già sentiti:
- Gianni Di Vita
- la figlia maggiore Alice
- una parente e vicina di casa
L’attenzione si concentra in particolare sulla sera del 23 dicembre, quando in casa erano presenti solo il padre, la madre e la figlia minore. Un dettaglio che per gli inquirenti potrebbe essere cruciale per individuare il momento dell’esposizione alla sostanza tossica.
Un elemento che continua a emergere è la posizione della figlia maggiore, unica a non aver accusato sintomi, in quanto assente durante quella cena.
Sotto esame anche la Vigilia di Natale
Non meno importante è quanto accaduto la sera del 24 dicembre, quando circa 15 persone si sono riunite nella casa della famiglia per la cena della Vigilia. Gli inquirenti stanno verificando anche questo momento per capire se l’eventuale somministrazione della ricina possa essere avvenuta in un contesto più ampio.
Nel frattempo, Gianni Di Vita – unico sopravvissuto del nucleo familiare presente durante i giorni critici – è stato ricoverato prima a Campobasso e poi allo Spallanzani di Roma, ma sempre in condizioni considerate stabili.
Un caso ancora pieno di ombre
Nonostante i progressi investigativi, restano numerosi punti oscuri: quando è stata somministrata la ricina, in che modalità e da chi. Il cambio di avvocato rappresenta solo l’ultimo tassello di una vicenda che continua a sollevare dubbi e interrogativi, mentre gli inquirenti cercano di ricostruire con precisione una sequenza di eventi ancora frammentaria.
L’indagine prosegue con l’obiettivo di chiarire ogni dettaglio e accertare eventuali responsabilità in quello che, sempre più chiaramente, si configura come un duplice omicidio.