L’aggressione subita dalla troupe Rai a Crans-Montana non è solo un episodio di cronaca, ma un segnale che riaccende interrogativi mai sopiti sul clima che circonda la strage di Capodanno. A raccontarlo è Domenico Marocchi, inviato Rai presente sul posto insieme alla troupe di Uno Mattina News e al collega Alessandro Politi, mentre documentavano quanto restava del contesto urbano e sociale dopo il rogo che ha ucciso decine di giovani.
Il giornalista stava svolgendo il suo lavoro davanti a un ristorante chiuso, un’informazione apparentemente neutra, quando la situazione è improvvisamente degenerata. Insulti, minacce, un gruppo di persone che si avvicina in modo aggressivo, costringendo la troupe ad arretrare. Scene riprese e mandate in onda, che mostrano una tensione palpabile e un nervosismo che va oltre il singolo episodio.
“Non ce l’aspettavamo”: il racconto dell’inviato
“Siamo stati raggiunti all’improvviso, non ce l’aspettavamo”, ha spiegato Marocchi raccontando quanto accaduto. Nei giorni precedenti, racconta, l’atmosfera era completamente diversa: silenzio, raccoglimento, empatia, preghiera. Un contesto umano segnato dal lutto, dalla tragedia, dal rispetto per le vittime. Poi, senza preavviso, l’esplosione di violenza verbale.
Secondo il giornalista, ciò che colpisce non è solo l’intimidazione in sé, ma il messaggio che trasmette. “Quell’immagine racconta un contesto sociale”, ha spiegato, sottolineando come l’aggressione sembri rivelare un nervo scoperto, una difficoltà a tollerare lo sguardo esterno, le domande, la documentazione di ciò che resta dopo il disastro.
Le immagini in tv e il peso simbolico dell’aggressione
Le immagini dell’episodio sono state trasmesse in diretta televisiva, mostrando una troupe circondata, contestata, spinta ad allontanarsi mentre cercava di raccontare i fatti. Un episodio che ha sollevato reazioni e commenti, perché avvenuto in un contesto già segnato da indagini, polemiche e accuse incrociate.


















