Per giorni, sotto il sole e in condizioni fisiche sempre più fragili, sarebbe rimasto sdraiato su una panchina ad Acerra. È l’ennesimo capitolo drammatico della vita di Pietro Puzone, ex calciatore del Napoli campione d’Italia del 1987, compagno di squadra e amico di Diego Armando Maradona. L’allarme, scattato nelle ultime ore, ha riportato al centro dell’attenzione una storia segnata dal successo precoce, dalle cadute e dalla battaglia contro la dipendenza dall’alcol.
Le ferite profonde alle gambe e alle braccia, unite a un quadro di forte precarietà, hanno reso necessaria una mobilitazione immediata da parte di sanitari, istituzioni e servizi sociali.
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L’appello social che ha attivato i soccorsi
A lanciare l’allarme sui social è stato l’attivista ambientale Alessandro Cannavacciuolo: poche parole, diventate rapidamente virali, che hanno acceso i riflettori su una situazione considerata gravissima e hanno permesso di attivare tempestivamente i soccorsi, prima che potesse trasformarsi in una tragedia irreparabile.
Dopo l’intervento del 118, attivato dal sindaco D’Errico e dagli assistenti sociali, l’ex giocatore è stato trasferito alla Clinica Villa dei Fiori per ricevere le cure e gli accertamenti necessari. «Attualmente è ricoverato alla Clinica Villa dei Fiori per le cure e gli accertamenti necessari – ha spiegato Cannavacciuolo – la situazione era davvero grave. Da giorni era sdraiato su una panchina sotto il sole torrido, continuava a bere. Non so quanto tempo ancora avrebbe resistito. Nel frattempo abbiamo avviato pure l’iter legale e sociosanitario per garantire a Pietro un percorso di recupero certo».
Sgomento ad Acerra
La notizia ha provocato profondo sgomento ad Acerra, dove Puzone è conosciuto non soltanto per il suo passato sportivo, ma anche per una vicenda personale che negli anni ha assunto contorni sempre più dolorosi. L’intervento coordinato tra sanitari, istituzioni e servizi sociali punta ora a garantire all’ex calciatore un percorso stabile, dopo giorni di estrema vulnerabilità vissuti lontano dai riflettori, con il rischio concreto che la situazione potesse precipitare ulteriormente.
Dal Napoli di Maradona alle occasioni perdute

Il nome di Pietro Puzone resta legato indissolubilmente al Napoli di Maradona. Debuttò in Serie A nel 1982, contro il Cesena, e fece parte della squadra che nel 1987 conquistò lo scudetto e la Coppa Italia. Con la maglia azzurra raccolse nove presenze, prima delle successive esperienze con Catania, Spezia e Ischia.
Il suo percorso, però, è stato segnato soprattutto dall’amicizia con il fuoriclasse argentino, condivisa dentro e fuori dal campo. «Lui era il calciatore più forte al mondo, io un giovane che pensava soltanto a divertirsi – ha raccontato qualche mese fa alla Gazzetta – Non ho saputo gestire il mio talento, ho perso tutte le occasioni. Ero sempre in giro di notte con Diego».
Quegli anni, vissuti accanto al campione più celebrato del calcio mondiale, sono diventati per Puzone il simbolo di una popolarità arrivata troppo presto e di scelte che, con il tempo, hanno lasciato un bilancio pesantissimo. L’ex calciatore non ha mai nascosto la propria responsabilità: «La vita mi ha presentato il conto – aveva ammesso –. Ho trascorso anni oltre il limite. L’eccessiva popolarità, i guadagni facili, i vizi. Io e Diego giravamo i locali, ci divertivamo. Con lui sapevi a che ora uscivi, ma non quando tornavi a casa».
L’appello di Maradona e la nuova speranza
Nel passato di Puzone c’è anche un gesto rimasto nella memoria dei tifosi: fu lui a organizzare ad Acerra, nell’inverno del 1985, la celebre partita nel fango del Napoli per raccogliere fondi destinati a un bambino nato con una grave malformazione al labbro.
Dopo il ritiro, però, la sua vita è precipitata: la dipendenza dall’alcol lo ha portato a vivere in condizioni di grande fragilità, fino a dormire su una panchina, una scena drammatica che si è ripetuta ancora una volta nei giorni scorsi. Un lungo ricovero e un percorso di cure, in passato, gli avevano già offerto la possibilità di ricominciare.
A sostenerlo era stato anche l’ultimo messaggio di Maradona, custodito come un monito prezioso: «Prima di lasciarci, Diego mi ha detto una frase cui ripenso ogni momento: “Pietro, devi salvarti”. Se adesso sono qui è anche grazie a lui», aveva raccontato qualche mese fa. Oggi è Acerra ad aver idealmente raccolto quelle parole, trasformando un appello social in una corsa contro il tempo e, forse, in una nuova possibilità di riscatto per l’ex calciatore.
